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La morte viene dal mare
La morte viene dal mare
Luciana Scepi 
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Giallo, Italia 2006
220 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Todaro , 2006
ISBN 88-86981-64-3


Corbaccio

Non c’è pace per il maresciallo Buonocore: a Borgomarino, dove sta trascorrendo una vacanza con la moglie, viene ritrovato il cadavere di Gaetano Martino, misteriosamente ricomparso in paese dopo un decennio e ammazzato nel giro di poche ore. Chi è stato e perché? Buonocore, invece di godersi il mare e di rilassarsi, indaga. Il mistero, mano a mano che i giorni passano, si complica e si infittisce, gli omicidi si moltiplicano e la facciata amena del paesino campano si sbriciola, mettendo allo scoperto piaghe purulente e ombre inquietanti.

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La morte viene dal mare: Scheletri nell’armadio a Borgomarino

I Martino, Terlizzi, Giovanna, Carelli, Tancredi, l’organizzazione, la cinese… erano i pezzi di uno stesso puzzle o andavano in direzioni diverse, ciascuno con la propria storia e i propri scheletri nell’armadio?

È fatale: i detective, almeno quelli letterari, non vanno mai in vacanza, e se anche ci provano inciampano invariabilmente in qualche delitto, poco importa che al posto della divisa vestano pinne fucile ed occhiali. Ovvio: agli eroi – tanto a quelli che volano inguainati in tutine blu quanto a quelli che di super hanno solo fiuto e intelligenza – si richiede disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ecco perché è tanto difficile, per loro, metter su famiglia. Ne sa qualcosa Buonocore, la cui dolce metà proprio non ce la fa più a venire sempre al secondo posto, a esser messa da parte ogni volta che un cadavere spunta fuori da qualche parte, muto enigma da decifrare. A Borgomarino di cadaveri ce n’è un’intera collezione e non si può certo pretendere che il pacifico Buonocore volti la testa dall’altro lato e si goda il panorama… Diciamolo subito: Buonocore è un personaggio piacevole e simpatico, e fa tenerezza il suo maldestro barcamenarsi tra dovere e affetti, tra indagini e scontento coniugale. Se i “superuomini di massa” il più delle volte sono scapoli incalliti – e per ovvie ragioni –, il ménage appassionato di Buonocore ha qualcosa di fresco e originale, che però non è abbastanza per ravvivare un romanzo decisamente poco avvincente. Il problema principale è un intreccio così fitto da diventare asfittico, appesantito da un’infinità di sottostorie che vorrebbero ingigantire il mistero e far salire la tensione e che invece sortiscono l’effetto contrario. Che nella provincia si nasconda il marcio e che dietro una facciata color pastello pullulino i vermi ormai è cosa nota e sfruttata abbondantemente, ma a Borgomarino sembra non esserci limite all’aberrazione e praticamente non bastano più gli armadi per infilarci gli scheletri. Così ecco il traffico di clandestini, perversioni sessuali di ogni tipo, adulteri… e chi più ne ha più ne metta. Ma scompigliare le carte, creare false piste, aggiungere nomi su nomi alla lista dei presunti colpevoli non è sufficiente a creare suspense. Forse sfrondando qua e là (decisamente sfinenti i dialoghi in cui si fa di continuo il punto della situazione), alleggerendo l’intreccio, lasciando più spazio all’atmosfera – i gialli vivono di atmosfere, di pause, di silenzi, di ellissi –, il romanzo avrebbe centrato il suo scopo: appassionare. Quel che rimane dopo la lettura, invece, è il ricordo di un personaggio azzeccato – il maresciallo Buonocore – e di molta noia.

Carla Arduini  (16-07-2006)

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