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Pił che umano
More than human
Theodore Sturgeon 
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Romanzo, Stati Uniti 1953
270 pp.
Prezzo di copertina € 16
Traduzione: Norman Gobetti
Editore: Giano , 2005
ISBN 88-7420-063-3


Giano

Un gruppo di bambini emarginati ed isolati scopre di possedere e di saper gestire un'ampia gamma di poteri che vanno dalla facoltà di comunicare telepaticamente alla possibilità di spostarsi da un luogo all'altro. La loro lenta e complessa associazione forma un'entità superiore ai normali esseri umani, ma è imperfetta e, come tale, a rischio di estinzione.

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Pił che umano: Umano troppo umano, il difetto della normalitą di Theodore Sturgeon

Era un misero esempio di uomo, ma era un uomo; e quelle erano le voci dei bambini, dei bambini molto piccoli, che non avevano ancora imparato a rinunciare al tentativo di essere ascoltati.

Edward Hamilton Waldo o meglio Theodore Sturgeon ha avuto una sghemba vita editoriale in Italia. Nonostante una produzione prolifica di romanzi e racconti fino alla sua recente riscoperta erano soltanto un paio i titoli tradotti, peraltro dilazionati nell'arco di trent'anni. Ripristinare la dignità di un grande scrittore, liberandolo dal recinto della fantascienza (e dedicandogli un'intera collana) é l'intenzione inaugurata dalla pubblicazione di Più che umano, articolatissimo romanzo scritto nel 1963 da Theodore Sturgeon e rivisto poco prima di morire. La sua fantascienza, se così si può chiamare, era già un'elaborazione di contenuti scientifici e sociali, piuttosto che il fantasticare su nuovi e lontani mondi. L'esoterismo delle sue visioni, di cui Più che umano è esemplare di riguardo, era più attinente ad una precisa percezione della realtà e alla sua trasposizione in una serie infinita di metaforiche rappresentazioni. L'essenza stessa di Più che umano, ovvero la creazione di un'entità superiore a partire da un gruppo di outsiders che non riescono a risolvere i propri legami con l'infanzia, nonostante un'impressionante dote di poteri mentali è emblematica. Scavare dietro le apparenze, vedere oltre la cortina fumogena delle abitudini e della quotidianità è la prima delle ossessioni di Theodore Sturgeon. L'altra, direttamente conseguente, è scoprire il difetto della normalità perché anche quando la piccola comune metafisica di cervelli in collegamento funziona a pieno regime interviene una lacuna, un piccolo e devastante scarto di lato che improvvisamente riporta tutti, lettore compreso, in quel "un luogo interiore, appartato, dove il legame tra parola e significato non arrivava". A confronto di molta della pseudoletteratura (fantascientifica e non) di oggi, il costante e rutilante sovrapporsi delle storie e dei personaggi, nonché delle loro comunicazioni telepatiche potrà risultare ostico o indigesto, ma molto dipende dal fatto che, un po' come gli stralunati bambini di Più che umano, anche i libri amano essere ascoltati. Per farlo serve quella voce che è poi il senso ultimo della fantascienza (ma anche della letteratura, probabilmente) e che Theodore Sturgeon insegue riga per riga, parola per parola: l'emozione dello stupore, e niente di più.

Marco Denti  (06-07-2006)

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