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Tutti i santi giorni
Tutti i santi giorni
Michele Serra 
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Antologia, Italia 2006
168 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Feltrinelli , 2006
ISBN 88-07-49046-3


Feltrinelli

Tutti i santi giorni è una raccolta di corsivi pubblicati negli ultimi anni sul quotidiano “Repubblica”. Nella rubrica “l’Amaca”, in venti righe di giornale o poco più, Michele Serra sintetizza il suo pensiero su piccoli temi, dando la sua visione, estremamente acuta e personale. Con una scrittura moderna e accattivante, riesce ad entrare in sintonia con la parte migliore di quel “pensiero comune” che spesso tace solo perché non trova le parole per manifestarsi.

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Tutti i santi giorni: Fogli di un calendario italiano

Ci ho pensato parecchio, e ho concluso che quello che ci frega non è il pessimismo, non la depressione, non il malumore. Quello che ci frega, e ci fa alzare al mattino, e non ci fa disertare, è l’ottimismo. Se il nostro sguardo sul mondo fosse un poco più lucido avremmo già dato, da tempo, le dimissioni.

Scomodiamo per una volta un paragone di peso, permettendoci di avvicinare questa raccolta di articoli di giornale, già pubblicati su Repubblica negli ultimi anni, ad una pietra miliare della letteratura dello scorso secolo, i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes; senza paura di scomodare un autore così celebre ed il suo testo più famoso, i due testi si somigliano curiosamente nella lettura assolutamente inconsueta della sfera sociale e di quella individuale, e nella possibilità che offrono al lettore di avvicinarsi ad un argomento qualsiasi senza seguire, per forza di cose, una sequenza precostituita: Barthes segue l’ordine alfabetico, Serra quello temporale. Poco più che un riuscito lancio di dadi. Ed entrambi i testi ritrovano nella concisione, nell’icasticità del gesto-parola, la scintilla della suggestione, quella piccola, fioca luce che ci fa leggere l’ordinario, il quotidiano, il fenomeno, in ottica completamente nuova.

Serra scrive come pochi in Italia, con garbo ed eleganza: e ci risulta tanto più simpatico quanto meno efficace, d’altro canto, riesce attraverso il mezzo televisivo. Nel foglio e nella penna Serra manifesta il grande dono della leggerezza: non si risparmia nell’opinione a scapito del giudizio, non trattiene la critica ma la bilancia con l’autoironia. Scrittura tagliente e di parte, certo, ma onesta e schietta come un bicchiere di vino buono. Piccoli bisogni di dare ordine e senso ai fenomeni del quotidiano della nostra nazione, e di rileggerli in una sorta di abluzione tramite il disegno, a parole, da condividere con il lettore. Il ponte che Serra quotidianamente crea con i lettori di Repubblica è solido e ben costruito senza artifici retorici o morali. Lettori che nel tempo hanno imparato ad affezionarsi e a costruirsi una piccola abitudine mattutina.

Una sorta di inconsueta, laica “liturgia delle ore”, cadenzata da numerosi elzeviri che richiamano i temi della sveglia, della mattina, del lavoro, del mezzogiorno, il dopopranzo, la sera, la seconda serata, la notte, il domani. Mai uguale a se stessa, la scrittura di Serra sorprende senza confonderci. Un’opinione chiara, la sua, secca forse nel contenuto ma non nei toni, sempre civili (in ogni accezione possibile) e di indiscussa sobrietà.

Ecco, forse proprio la sobrietà è la qualità più apprezzabile di questi scritti. In un mondo nel quale tutti urlano, anche nell’editoria giornalistica, Serra sceglie un registro più pacato, sotto le righe, parla, senza sussurrare, ad un volume con minor numero di decibel per farsi però più sottile, duraturo, nitido. Nel caos contemporaneo (sonoro, verbale, visivo) si fa forte l’urgenza di un messaggio che entri sotto pelle e si faccia eco di quella voce che dentro di noi ancora c’è ma non trova, appunto, le parole per farsi sentire. Ammesso e concesso, ovviamente, d’aver voglia di ascoltarsi. Un quotidiano esercizio di intelligenza critica che richiede però, per funzionare, calma e silenzio (l’amaca, appunto).

Un ritmo più lento al quale dondolarsi e ritrovare, per due minuti appena, l’intima voce di noi stessi.



Alberto Campagnolo  (23-06-2006)

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