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Vetro Freddo
Vetro Freddo
Piergiorgio Di Cara 
blank
Romanzo, Italia 2006
189 pp.
Prezzo di copertina € 15
Editore: e/o , 2006
ISBN 8876416773


e/o

Dopo aver contribuito all’arresto di un potente boss l’ispettore Salvo Riccobono è preso di mira dalla mafia e viene trasferito d’ufficio da Palermo ad Averno sullo Jonio. Nei primi giorni di lavoro, a capo del reparto di polizia giudiziaria, l’ispettore intercetta un piccolo spaccio di stupefacenti. Fermati i sospetti, Riccobono ed i colleghi capiscono che sono due sodali di una potente organizzazione facente capo all’ ‘Ndrangheta calabrese, che hanno organizzato per proprio conto un giro di cocaina. Il regolamento di conti dell’Ndrangheta non si farà attendere ma proprio sul logoramento dei rapporti tra gli affiliati dell’organizzazione che il commissario apre un varco per arrestare il boss locale.

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Vetro Freddo: La miopia del cuore

-… il guaio sa qual è dottore? Che l'uomo è affetto da una insanabile malattia.
-Che malattia è ?-mi chiede sistemandosi meglio sulla sedia.
-La miopia del cuore.
-La miopia del cuore?
-Sì, l'uomo ha il cuore miope.
-Il cuore miope, che strana definizione…il cuore miope, interessante.


Nei giorni in cui leggevo Vetro Freddo cadde l'arresto di Bernardo Provenzano. Il giorno della cattura si susseguirono Speciali televisivi e altrettanto fece la carta stampata con pagine e pagine di articoli, commenti, interviste. A milioni di italiani fu chiaro che dietro quel arresto c'erano decine e decine di poliziotti, commissari, dirigenti insomma un grosso lavoro investigativo, ma soprattutto un enorme background umano. Anche in Vetro freddo ho ritrovato prepotentemente l'aspetto umano di una indagine:Salvo Riccobono è un ispettore della Polizia giudiziaria ma anche un uomo e questi due aspetti, quello dell'indagine e quello personale si alternano nel romanzo. E proprio il commissario appena trasferito d'ufficio a presentarci il funzionamento della Polizia Giudiziaria le note caratteriali dei dirigenti e dei colleghi, a descriverci le stanze degli uffici, le montagne di pratiche ammonticchiate sopra le scrivanie, i lunghi corridoi percorsi centinaia di volte dagli agenti. Riccobono è un narratore preciso ed attento come lo è sulle indagini ma è anche un buon conoscitore di se stesso. Semina nei ventinovesimi capitoli del libro ricordi e descrizioni di se stesso. Prima di entrare nella Polizia Riccobono era un classico fricchettone palermitano che ascoltava Dylan, De Gregori, De Andrè, un divoratore dei romanzi della beat generation con Kerouac in testa e un accanito fumatore d'erba. Il commissario non perderà la sua passione per la lettura e troviamo nell'appartamento o in ufficio pagine aperte di libri di scrittori di noir come Elmore Leonard o James Crumley . Fuori dall'ufficio Riccobono è un solitario, ossessionato da un proprio vissuto, un episodio di sangue, che lo perseguita e lo costringe anche ad andare dallo psicologo. Forse il commissario a fine giornata alza un po' il gomito ma è un valido rimedio per allontanare quel ricordo ed anche la tensione della giornata. Riccobono è un attento osservatore di luoghi, persone e paesaggi. Durante il viaggio da Palermo ad Averno tra pezzi di autostrade interrotte e statali inveisce contro le piaghe della politica colluse con la criminilità organizzata , è infuriato con i superiori che lo considerano soltanto un cartellino da promuovere, ma ciò che più ferisce Riccobono è "la miopia del cuore" quando la persona perde il contatto con tutto, la famiglia, le amicizie, la realtà, è come se il cuore, l'organo idealmente degli affetti, non mettesse più a fuoco. Questo è accaduto a quel padre di famiglia che uccide il figlioletto e la moglie in un momento di difficoltà ed è Riccobono ad entrare in quella casa piena di sangue. Ad Averno alla fine dell'indagine l'ispettore conta sei cadaveri, sei vite spezzate e Riccobono ne esce fuori esausto, forse come noi lettori spaventati da tanta violenza ma soprattutto dalla miopia del cuore.

Claudia Savarese  (12-06-2006)

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