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Cinema e cinema
Cinema e cinema
Vladimir Majakovskij 
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Antologia, Italia 2006
78 pp.
Prezzo di copertina € 7
Curatore: Alessandro Bruciamonti
Traduzione: Alessandro Bruciamonti
Editore: Stampa Alternativa , 2006
ISBN 88-7226-908-3


Stampa Alternativa

Cinema e Cinema raccoglie alcuni esempi folgoranti dello spirito di avanguardia che animò Vladimir Majakovskij – nella sua veste di critico e sceneggiatore in lotta contro il potere –. Una raccolta di testi che testimoniano l’energia e l’impegno di Majakovskij a consacrare il cinema come l’arte del ventesimo secolo.

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Cinema e cinema: Cinema è cinema

Per voi il cinema è spettacolo. Per me è quasi una concezione del mondo. Il cinema è portatore di movimento. Il cinema svecchia la letteratura. Il cinema demolisce l’estetica. Il cinema è audacia. Il cinema è un atleta.

«Per stupire mezz'ora basta un libro di storia / io cercai d'imparare la Treccani a memoria, / e dopo maiale, Majakovskij, malfatto / continuarono gli altri, fino a leggermi matto». Cantava così Fabrizio de Andrè nella sua “Il matto”, uno dei momenti più toccanti del suo album “Non al denaro né all’amore né al cielo”. Grazie a Faber il complesso nome di Majakovskij entrava, trent’anni fa, a farsi celebre anche tra il pubblico italiano. Eppure la fama mondiale del critico e letterato sovietico (quando ancora l’ex URSS sapeva farsi capace di una produzione letteraria di altissimo livello e di slanci creativi, in ogni ambito, dalla musica alle arti visive alla letteratura) era già allargata oltre gli angusti confini della cortina di ferro, ma ancora troppo relegata ad un sapere ristretto, ad una notorietà di adepti.

Questa raccolta di scritti riflette tuttavia una Weltanschauung estremamente razionale ma allo stesso tempo flessibile, ed un’apertura mentale difficilmente tenuta a freno dalle strette maglie della censura sovietica, poco incline allora ad accettare l’importazione di prodotti cinematografici dal mondo occidentale. La scrittura di Majakovskij riflette infatti un’ineludibile difficoltà ad accettare le gabbie culturali imposte dal regime, che non a caso, di fatto, organizzò un formale suicidio a copertura di un’esecuzione sommaria. In alcuni passi si trasforma in rabbia, violenta e cieca, contro una borghesia sterile e insensibile ad ogni forma di cultura; rabbia che prende forma di onirica celluloide nella sceneggiatura “Il cuore del cinema”, tipicamente sovietica, scritta da Majakovskij (forte l'eco del Gogol di Le anime morte e Dostojevskij, su tutti), che riassume e compendia le tensioni artistiche di un mondo proteso ad assorbire le energie del Futurismo che negli anni ’20 spazzava via barriere ideologiche e frontiere geografiche per farsi voce piena di un impulso creativo che nelle immagini in movimento sublimava i propri bisogni di creare nuove forme d’arte, se non reinterpretare in chiave moderna quelle già esistenti.

Viene inoltre riproposta nel testo l’analisi condotta da Majakovskij sulle relazioni tra teatro e cinematografia. La critica relativa all’essenza artistica delle due forme d’espressione muove secondo direzioni molto sentite, ma poco originali per prospettiva e profondità di analisi, quasi come se la battaglia a favore dell’evoluzione di uno sviluppo della cinematografia a discapito del teatro fosse poco più di un’ideologica battaglia, un lacerto di ideologia, pur con il consueto impeto che solo i russi sanno avere nelle loro espressioni verbali, ma poco calata nelle reali potenzialità creative di un mezzo espressivo, il cinema, appunto, assolutamente allo stato embrionale e quindi bisognoso di attenzioni, slanci, colpi d’ala.

Una scrittura molto nervosa, quella degli scritti di Majakovskij pubblicati in questo breve libro curato da Alessandro Bruciamonti secondo un ordine rigoroso ed efficace nel risultato. Scrittura tipicamente sovietica nell’approccio diretto al lettore, e nel colore, sempre greve e plumbeo. Un testo scorrevole nella lettura, nonostante le molte remore da evidenziare dal punto di vista contenutistico, quasi Majakovskij fosse stato poco più di un profeta minore delle evoluzioni contemporanee della “settima arte”.



Alberto Campagnolo  (12-06-2006)

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