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In punta di piedi
In punta di piedi
Valentina Rigano 
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Romanzo, Italia 2005
166 pp.
Prezzo di copertina € 14,50
Editore: L'Ambaradan , 2005
ISBN 88-89257-12-1


L'Ambaradan

Kassandra è solo una bambina quando lascia l’Austria per la sua nuova, affascinante casa: l’Africa. Qui, lontana dal conformismo e dalle convenzioni europee, cresce libera e indipendente, incontra il grande amore, vive spensierata e felice. La sua vita, però, è destinata a subire una svolta dolorosa quando nel Paese, colonia britannica, si scatena la lotta per l’indipendenza. Rifugiatasi in Inghilterra per sfuggire ai massacri, persi drammaticamente i contatti con il suo amato, è la danza a riempire il vuoto del suo cuore. Il fidanzamento, seppur riluttante, con il classico buon partito, sembra segnare l’accettazione di un’esistenza placida e borghese. La natura appassionata di Kassandra, però, non può accontentarsi di così poco. Una scoperta dolorosa e l’attrazione per un altro uomo la porteranno a riconsiderare le sue scelte e a tornare indietro, in quell’Africa tanto amata, in quella terra selvaggia e infuocata dove aveva conosciuto la vera felicità e dove, forse, potrà trovarla di nuovo.

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In punta di piedi: Un’eroina appannata sotto i cieli d’Africa

Le mode passano, anche le voglie, le ferite. L’amore, invece no. Quello rimane saldamente ancorato nel profondo dell’anima, a testimonianza che per quanto la vita continui si rimane per sempre legati a una persona se la si è amata davvero.

Lo sfondo: l’Africa, la seconda guerra mondiale, la lotta per l’indipendenza del Kenya, la Londra del dopoguerra. In primo piano: una ragazza europea sotto il solleone africano, una crudele matrigna degna di quella di Cenerentola, il primo appassionato amore, la danza, un fidanzato sbagliato, la ricerca della felicità… C’è davvero tanto nel romanzo d’esordio di Valentina Rigano, così tanto che ci si sorprende possa stare tutto in sole 166 pagine. Un materiale del genere sarebbe adattissimo per alimentare uno di quei romanzoni fluviali e romanticissimi, da divorare dalla prima all’ultima pagina, dimenticando il risotto che s’attacca alla pentola e il ferro da stiro appoggiato sulla camicia preferita del consorte. I signori mariti possono tirare un sospiro di sollievo: In punta di piedi non provocherà scompensi nel ménage famigliare, trasformando l’efficientissima “sciura” in una sognante Madame Bovary. Il fatto è che gli ingredienti di questo romanzo, decisamente promettenti, una volta mescolati rimangono inerti, inespressivi, freddi, come un dolce senza lievito. La storia di Kassandra, detta Kassie, mai riesce ad appassionare, a commuovere: le fa difetto un ritmo fiacco e un tono medio, pacato, quando invece temi del genere potevano – dovevano - dar vita a uno di quei mélo sfacciati che hanno il coraggio di sé e che funzionano come un battuto di cipolla cruda – fanno, cioè, lacrimare. In punta di piedi poteva parlare alle nostre viscere e al nostro cuore (non stupitevi: anche i critici criticoni ne sono dotati), sfoderando senza ritegno tutte le arti del sentimentalismo e del romanticismo: glielo avremmo perdonato – anzi, l’avremmo apprezzato. Purtroppo non è automatico che raccontando la passione (per un uomo, per la danza, per una terra bellissima come è il Kenya) anche la scrittura risulti appassionata, come non basta elencare qualche odore esotico per evocare i profumi e le atmosfere dell’Africa. Così, tra spezzoni simil-documentaristici alla Superquark e corsi accelerati di storia africana, la vicenda di Kassandra – eroina romantica mancata – si dipana senza energia, attraverso i tornanti di rito, verso un finale tiepido tiepido che più che soddisfare lascia indifferenti. Superflua qualsiasi scorta di kleenex.

Carla Arduini  (30-05-2006)

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