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Baobab
Baobab - Sette racconti africani
Leopoldo Carlesimo 
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Racconti, Italia 2005
140 pp.
Prezzo di copertina € 8
Editore: Gaffi , 2006
ISBN 88-87803-70-6


Gaffi

Attraverso l’io narrante di un ingegnere impegnato nei cantieri africani, si snodano lungo sette racconti le vicende di vari personaggi, come Mol, o Kafum il macellaio, o il vecchio gobbo Ledoux.

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Baobab: Un’Africa diversa

Si dice che un tempo il baobab – la pianta sacra degli africani – fosse l’albero dell’abbondanza: sempreverde, lussureggiante, carico di frutti. Gli uomini lo veneravano quasi come una divinità. Finché gli dèi si ingelosirono dell’alleanza tra l’uomo e l’albero e un giorno, per punire la sua superbia, lo capovolsero. Da allora il baobab è l’albero che mostra le radici.

Con i sette racconti di Baobab Leopoldo Carlesimo ci conduce in un’Africa reale, autentica, sempre filtrata dallo sguardo di un occidentale, ma scevra da qualunque ingenuo e improponibile reportage folkloristico, esotico o avventuroso.
Il continente di cui narra l’autore è un mondo ancora oscuro, dove si agitano forze primigenie e spinte alla modernità. Si avverte in queste pagine l’esperienza di Carlesimo come ingegnere nei cantieri africani, soprattutto nel Burkina Faso, e tale vissuto influenza notevolmente il racconto. Indubbiamente la minuziosità, la puntualità e la correttezza estrema delle descrizioni suscitano nel lettore un profondo piacere e un fascino innegabile; tuttavia rischiano altresì di ritorcersi contro lo scrittore stesso, che a volte vi indugia un po’ troppo producendo un’abbondanza che soffoca il tessuto narrativo, come avviene ne “Il ghiaccio”. Si è parlato per lo stile di questo autore di influenze hemingwaiane, o del Conrad di Cuore di Tenebra, e se in un certo senso ciò sembra vero, è anche fin troppo scontato, un po’ come parlare dei saggi di Claudio Magris sulla Mitteleuropa e citare Musil, Schnitzler o Grillparzer. A me invece alcuni tratti della scrittura di Carlesimo hanno riportato alla mente l’eco del primo Calvino, quello dei racconti giovanili, di Campo di mine, per intenderci, soprattutto per quel gusto, quella ricerca dei particolari da cui prende corpo il racconto e lo rende un sentiero da percorrere con grande curiosità.
Carlesimo è un narratore piacevole ed estremamente abile nel carpire l’attenzione di chi legge. I suoi racconti sono sempre in bilico tra una rappresentazione scarna e insofferente del punto di vista dell’io narrante e un mondo, quello africano, continuamente sfuggente, indecifrabile, segnato da valori ed esperienze che sembrano sfuggire al controllo umano, come nell’affascinante “Jacques e la piena” o nell’ambiguo “La riserva di Arli e la caccia al maiale”.
Atavici misteri, silenziose sofferenze e una diffusa malinconia trasudano dalle pagine di Baobab, di cui si rimane a leggere fino all’ultima riga, come se ci trovassimo davvero immersi nella contemplazione della sacra pianta capovolta che mostra le sue radici.
Sorprende dunque in quest’opera la padronanza stilistica dimostrata da Carlesimo e, fiduciosi, aspettiamo la sua prossima fatica.


Igor Pacini  (30-05-2006)

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