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Mitra e Mandolino
Mitra e Mandolino
Luca Musella 
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Romanzo, Italia 2005
111 pp.
Prezzo di copertina € 10
Postfazione: Pasquale Beneduce
Prefazione: Silvio Perella
Editore: Gaffi , 2005
ISBN 8887803560


Gaffi

Mitra e Mandolino racconta la difficile separazione dell’autore, Luca Musella, dalla sua città natale, Napoli, proprio nei giorni in cui faide interne ai clan alla camorra ne insanguinano le strade. Il libro è composto da tre parti, Il Diario, Incontri e Il ritorno. La prima inizia dall’11 al 21 febbraio 2005, dal giorno in cui cade un agghiacciante fatto di cronaca nera, un ragazzo di 14 anni viene arrestato accanto al cadavere del padre, al giorno del trasloco dei mobili da Napoli alla nuova casa a Viterbo. Durante questi dieci giorni l’autore ci offre uno spaccato della città in tempo reale, collegato alle vicende cittadine. In Incontri leggiamo micro-storie di coppie, e di single, con stipendi da fame dopo anni di precariato, senza alcun ammortizzatore sociale, se non quello dei genitori, che esprimono una completa impotenza verso il proprio futuro. Infine nella terza parte, Il Ritorno, Musella viaggia in treno verso Napoli il giorno dopo del trasloco per chiudere le ultime questioni, un ritorno che si converte in un pellegrinare nei quartieri Spagnoli, Sanità e Scampia.

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Mitra e Mandolino: Le due facce di Napoli

A Napoli è un po' così: tutti sono innocentemente colpevoli e chi, come me, non ha grandi mezzi culturali e intellettivi per capirci qualcosa, finisce per vedere tutto come un ammasso aggrovigliato e indecifrabile di male.

Mitra e Mandolino è scritto sotto due chiavi di lettura, una pubblica e una privata. La prima è un esplicito atto d'accusa alla classe dirigente locale, alle redazioni locali dei giornali, al ceto medio napoletano che hanno sottoscritto, con un silenzio assenso, la connivenza in città con la camorra. Il centro storico e la periferia segnano i confini di questo patto ma quando cadono sulle strade cinquanta morti ammazzati rimane impossibile decantare l'apertura della mostra del Caravaggio come segno della rinascita della città. Politici, giornalisti, impiegati sono i principali complici della camorra; i primi attenti a curare il restylng del centro, l'unica vetrina vendibile, i giornalisti sordi ai richiami della realtà scrivono di una "città normalizzata", mentre il ceto medio manca di una propria dignità di classe sociale e si indebita per passare nell'alta borghesia o per non finire tra i proletari. Dall'altra parte c'è la "Camorra spa", che gestisce il traffico internazionale di droga appaltando a gruppi sul territorio lo spaccio e i reati ad esso collegati. I boss locali di secondo e terzo livello non riconoscono alcun tipo di ordine ed il mitra impazza per le strade lasciando a terra anche chi attraversa casualmente la strada. Regna sovrana la paura che "avvolge tutti in un unico indistinguibile male".
L'altra chiave di lettura, quella privata, è straziante quanto la prima: Luca Musella semina tra le pagine del libro la consunzione del proprio, personale rapporto con Napoli. Luca sembra esser nato straniero nel proprio quartiere e crescendo vive con distacco le vicissitudini dei suoi amici, di chi si droga (l' amicizia con Bodè, vicino di casa, venticinque anni dentro e fuori il carcere, e la droga), di chi resiste e gestisce un caffè libreria al centro ("…E' la violenza spicciola che ti fa male. Le piccole cosa che devi subire…."). Luca è stato aiutato a trovare la consapevolezza di partire da un amico, un misto tra un pulcinella e un poeta, sessanta anni, il cranio pelato, un sorriso profondo "per me una delle immagini più alte della città". Resta aperta una domanda: si può veramente lasciare Napoli?
Infine, mi piace ricordare l'episodio L'Auto in Incontri, seconda parte del libro, che ben descrive il sentimento di impotenza del ceto medio verso il proprio futuro. Incontriamo una matura coppia di insegnanti, entrambi alle spalle un precedente matrimonio, lei dedita alla casa e alla cucina lui invaghito di una vettura blu elettrico, full optional, che acquista dopo aver constatato l'impossibilità di comprarsi casa. Lei di notte riesce a dormire, lui suda e quando puņ la sera esce con l'auto. Ha eletto come "secondo domicilio" il fuoco di una giovane prostituta albanese. Una notte una corsa fino al lago di Bracciano con lei, poi arrivati sul far dell'alba in quel paesaggio immacolato sopraggiunge un fremito, quello di voler cambiare la propria vita. Dopo un attimo i due riprendono la via del ritorno: una via d'uscita non c'è.


Claudia Savarese  (09-05-2006)

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