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Piccoli stupri tra amiche
Piccoli stupri tra amiche
Raffaella Bedini 
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Racconto, Italia 2005
63 pp.
Prezzo di copertina € 5
Editore: Coniglio , 2005
ISBN 88-88833-74-9


Coniglio Editore

Storie di provincia intorno ad un gruppo di quattro amici, il Deda, il Lele, il Mac e la Funny, tra locali fumosi della bassa modenese e cantine buie a provare musica. Attorno ad una storia d’amore come tante e agli ultimi strascichi di una buona borghesia emiliana in estinzione, il racconto prende forma nel cuore di una “contemporanea Emilia paranoica”.

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Piccoli stupri tra amiche: Stupri di ieri, d’oggi e di domani

Muoio dalla voglia di vedere come mi stanno. Adesso che li ho davanti mi sembrano proprio belli e invidio il fatto di non aver avuto io l’idea. Ma la regola segreta dello shopping tra amiche dice di NON COMPRARE MAI UNA COSA CHE L’ALTRA HA DETTO DI VOLER COMPRARE… così faccio finta di non volerli.

Chissà cosa ne penserebbe Franca Rame di un libro del genere, proprio lei che portando il tema dello stupro in palcoscenico ha innescato un potentissimo, esplosivo messaggio sociale, proprio lei che vivendo in prima persona questa violenza così intima, la peggiore forse per una donna, ha sublimato il proprio dolore in arte, in grazia, quasi. Chissà cosa ne penserebbe lei come chiunque altra: in fondo quando si vanno a toccare certi temi, certe esperienze così dolorose il nostro pudore ci spinge a fare un passo indietro, a ritrarci nel silenzio, come non solo la natura ma la nostra stessa sensibilità ci impone, per rispetto. Chissà.

Perché gli stupri di cui si parla nel titolo di questo breve romanzo ambientato nel Modenese, terra di sinistra, terra di “donne che sanno vivere con forza che trascina” (come cantava Pierangelo Bertoli, nella sua Sassuolo al confine tra la piana padana e le montagne dell’Appennino), sono essenzialmente due. Uno reale e uno virtuale. E proprio nel ritenere il secondo quello peggiore, l’autrice, così convinta della propria penna, così determinata nel giudicare i piccoli peccati della terra dalla quale proviene, condanna la sua prima opera ad una scrittura troppo facile e leggera, per non dire irrispettosa.

Stupro è violenza nei confronti di una ragazza piccolo borghese, un’irritante petulante secchiona della Modena bene, troppo diversa dallo stile della compagnia per essere lasciata impunita; violenza fisica, descritta qui con tratti annoiati, quasi seccati da un gesto sterilizzato da ogni valenza umana, non solo etica (un modo diverso di far passare il tempo, nulla più). Ma stupro è soprattutto acquistare un paio di pantaloni che tanto desiderava la propria migliore amica, alla quale però non stanno affatto bene. La seduzione psicologica descritta nel capitolo centrale del libro, quello in cui la protagonista parte in treno per Milano assieme all’inseparabile compagna, quest’ultima convinta di poter trovare solo nella metropoli lombarda quel paio di pantaloni “progettati” nella sua testa in ogni minimo dettaglio, è artificiale e poco credibile. Prova ne sia il valore che viene dato alle immagini, che curiosamente prendono forma in due momenti del libro: una prima volta per illustrare graficamente i pantaloni, effimero feticcio tuttavia così vicino, in prospettiva, ai valori della Modena città borghese che la protagonista contesta con democratica, universale presa di posizione; e una seconda per stendere su pentagramma le note del quarto Notturno di Chopin.

Qui il paradosso: una writer assieme alla sua crew riempie la noia di un sabato sera nebbioso nascondendosi nello scalo merci della stazione ferroviaria per disegnare con le bombolette spray i suoi tag di appartenenza sulle carrozze dei treni, e per sfogare la tensione che cosa ascolta? Chopin.

Giusto per far chiudere in un attimo il libro al lettore e farlo sorridere di tanta ingenuità. Letture da treno, insomma. Data la quantità industriale di termini in lingua inglese riferiti ad un lessico giovane “di nicchia”, si sconsiglia la lettura di questo libro a chi abbia più di vent’anni o a chi non disponga di un aggiornatissimo dizionario slang americano-italiano.



Alberto Campagnolo  (09-05-2006)

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