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Blue tango
Blue tango
Paolo Roversi 
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Noir, Italia 2006
208 pp.
Prezzo di copertina € 10
Editore: Stampa Alternativa , 2006
ISBN 88-7226-902-4


Stampa Alternativa

Blue tango è un “noir metropolitano”, come dice il sottotitolo del libro, ambientato in una Milano grigia di fine autunno, piovosa e sulfurea. Il protagonista del romanzo è Enrico Radeschi, trentenne scapestrato giornalista di cronaca nera, sempre in sella alla sua inseparabile ma poco affidabile Vespa gialla del ’74 (tanto quanto il suo cellulare perennemente scarico), ed è amico del vicequestore milanese Loris Sebastiani. I due si mettono, separatamente, alla ricerca della soluzione di un caso sulle prime senza logica: un serial killer che uccide giovani prostitute nei loro appartamenti.

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Blue tango: Milanonera

Psicologia e sentimenti. Roba che non faceva per lui. Lui era fatto per gli assassini, i ladri, gli sfruttatori, gli sbirri, i medici legali gelidi, i magistrati spocchiosi. Non per sapere come si costruiva una vita a due.

Blue Tango è un romanzo di quelli che non ti aspetti. Un autore giovane, poco conosciuto, un formato editoriale non comune, quasi un tascabile ma non proprio, una copertina grafica con la piantina delle metropolitane milanesi, simile a quella di un annuario di numeri telefonici. Proprio quando pensi che Milano non abbia più niente di nuovo da dire, e invece. Una Milano dove succedono “cose”, dove c’è energia, elettricità latente, scosse e magnetismi che prendono le forme più strane. Una città in bilico tra passato e futuro, tra pagine di giornale e blog in rete, tra odori di tabacco e similpelle, rumori di fritture all’aperto e temporali, una città cosmopolita dove i delitti “accadono” febbrili, dove il crimine si fa espressione di una città grigia, magari malata, ma che vende dura la propria pelle.

Blue Tango è un romanzo veloce, ma non affrettato; una struttura ordinata dai tempi perfettamente cadenzati coglie di sorpresa più volte senza tralasciare di seminare le tracce per dipanare il mistero. Roversi è giovane ma ci sa fare, la sua è una scrittura fresca e leggera, senza inutili sofismi. Una concretezza tutta mantovana che ben si addice ad un racconto così lombardo, nel pragmatismo, nella schiettezza, nell’umidità climatica (bellissimo il sottofondo plumbeo di un cielo costantemente sul punto di scoppiare in un diluvio catartico, quasi come se stesse sempre per succedere qualcosa di epocale).

Le caratterizzazioni dei personaggi sono essenziali ma efficaci, si incastrano alla perfezione nel rendere le atmosfere dei bar, delle redazioni dei giornali, delle questure della capitale lombarda. E il giallo si snoda sinuoso ed intrigante, sgranato nella definizione e puntiforme nella trama, quasi a cadenzare una quotidiana, ineluttabile fatalità.

Unico appunto, il titolo, Blue Tango, preso da una canzone di Paolo Conte: sembra posticcio, sconnesso dal clima narrativo così plumbeo che invece troverebbe rimandi più diretti e pertinenti in altre perle del cantautore astigiano, specie il primo, quello di Uomo camion, Rebus, e soprattutto, perché no, Naufragio a Milano.



Alberto Campagnolo  (09-05-2006)

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