Minimum Fax
Dagli esordi alla fine degli anni Cinquanta ad oggi, James Brown narra i suoi primi settant'anni senza nascondere nulla: è la storia della sua vita, della sua musica, ma anche di un sogno americano visto dall'interno e senza aggiustamenti di sorta.
I feel good: Raw Soul, James Brown si racconta
Devi conoscere i pro e i contro di quello che stai facendo, della direzione che hai preso, e di cosa succederà se non ti rendi conto di certe cose. Detto questo, non ti infuriare, non ti arrabbiare, stai accorto.
Il James Brown sulle pagine in bianco e nero è come quello sul palco. Non si nasconde. Si concede. Si lancia. Non si risparmia. Certo, la scrittura è grezza, immediata e confidenziale e d'altro canto James Brown è diventato James Brown per ben altre applicazioni del ritmo e delle parole. In più la sua autobiografia fugge i cliché delle celebrazioni e delle assoluzioni, raccontando con una sincerità a tratti disarmante la sua storia dentro la musica e l'America, seguendo i cicli ondeggianti dei successi e dei fallimenti. James Brown spiega così le fatiche e le lotte per rimanere coerente e indipendente ("Ho dovuto faticare per tanti anni, per riuscire a non perdere la dignità, la mia anima creativa, il mio stile di vita") partendo dalla terra, dalle strade e dal profondo sud degli Stati Uniti per tornarci, infine, dopo aver provato tutto: la fama e la disperazione, i concerti all'Apollo e quelli in buchi sconosciuti, l'ospitalità alla casa Bianca e quella nelle galere, l'oblìo e il revival seguito alla sua (indimenticabile) partecipazione al delirio dei Blues Brothers (doverosamente ringraziati e omaggiati). Un episodio dopo l'altro, neanche fosse un film noir, I Feel Good snocciola una vita vissuta intensamente senza perdere di vista il territorio e i tempi in cui è fermentata: "Se chi aveva il potere negli anni Quaranta e Cinquanta teneva l'America prigioniera, il rhythm and blues, il soul, il country e il rock'n'roll furono le chiavi che diedero la libertà alla generazione successiva. La musica non si limitava a parlare di ribellione, la musica era ribellione. Prima del rock'n'roll nessuna generazione si era mai ribellata in blocco, almeno non con la musica. Questi ragazzi invece cominciarono a pensare, e a usare il proprio passato come pietra di paragone per guardare il futuro". Non di meno, tra mille peripezie personali e una non sopita carica polemica (principalmente contro il razzismo esplicito o latente che sia, ma più in generale contro tutte le ingiustizie) traccia anche un ideale di artista che un James Brown particolarmente ispirato dipinge così: "L'artista prende la sua musica dall'aria che lo circonda, dall'atmosfera: non la puoi vedere l'ispirazione, non la puoi toccare, ti viene in sogno, viene quando quelli che comandano si rivolgono a noi dicendo "non puoi" o "non farlo". E' dappertutto, è invisibile, ed è questo che la rende allo stesso tempo così accessibile ed elusiva". Corredato da un'esaustiva introduzione di Marc Eliot e da una breve (ma utilissima) discografia in appendice, I Feel Good è qualcosa di più dell'autobiografia di una rock'n'roll star.
Marco Denti
(21-04-2006)
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