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Ada con gli occhi stellanti
Ada con gli occhi stellanti. Lettere 1908-1915
Piero Calamandrei 
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Epistolare, Italia 2005
319 pp.
Prezzo di copertina € 11
Curatore: Silvia Calamandrei
Editore: Sellerio , 2005
ISBN 88-389-2046-X


Sellerio

L’epistolario amoroso di un giovanissimo Piero Calamandrei, le lettere all’amata Ada, sua futura moglie, durante un periodo di sette anni, dal 1908 al 1915. La nipote e curatrice, Silvia Calamandrei, ha voluto svelare i lati più personali e intimi del giurista, le cui Lettere avevano già visto la stampa nel 1968. In questo caso, però, si trattava di corrispondenza dal forte contenuto civile e politico, relativa agli anni terribili delle due guerre e del fascismo e poi a quelli postbellici, fino alla morte avvenuta nel 1956. Per forza di cose l’uomo privato passava in secondo piano rispetto alla Storia di cui era testimone e artefice. Ma nel 1908 Calamandrei ha appena diciannove anni, è studente all’università e tutto ruota attorno alla sfuggente Ada, fonte di gioie sublimi e di sublimi tormenti…

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Ada con gli occhi stellanti: Teorema

Pisa, mezzanotte. Arrivo, incolume… E tu? Dormi già, nella tua camera nuova, e mi senti, costì, vicino a te, desideroso di una di quelle tue carezze ora lontanissime?... Perdutamente, Piero.

Non so che aspetto avesse Piero Calamandrei quando divenne membro dell’Assemblea Costituente. Chissà se dopo tanti anni – e due guerre e una dittatura - il suo viso conservava ancora qualche traccia del giovane che negli anni Dieci di un secolo fa scriveva appassionate e scapigliate lettere d’amore. Mi piace pensare di sì. Mi piace pensare che qualcosa di quel ragazzo geloso come un Otello, innamoratissimo e fragile, sia riuscito a sopravvivere, a non invecchiare. E se invece fosse sparito del tutto, cancellato dai dolori e dagli affanni della vita adulta, allora le lettere giovanili pubblicate da Sellerio sarebbero ancora più preziose – sorta di malinconico messaggio nella bottiglia di un Io postumo che ha tutto il diritto di essere conosciuto e amato. Perché è bello sapere che nel passato di un padre della Costituzione non ci siano stati solo Codici e studi, politica e impegno, ma anche un amore – un amore da romanzo. Quando si conoscono, Piero ha diciannove anni, Ada uno di meno. Lui studia Legge a Pisa, lei vive a Firenze, poi dovrà trasferirsi a Torino per fare l’insegnante. Le lettere sono l’unico mezzo per restare uniti, per scavalcare i chilometri (i telefoni funzionano male e il loro utilizzo sembra ancora strano, innaturale). Quelle di Ada, ad eccezione di una, sono andate perdute, ma non è difficile “sentirne” la voce, che è come il negativo di quella di Piero, complementare a quella di lui. Dei due, è certamente Ada la più reticente, forse perché una vita non facile l’ha un po’ indurita, l’ha resa meno propensa agli abbandoni senza remore che farebbero felice il suo corrispondente. Così, mentre Piero è tutto slanci e ardori, Ada spesso si ritrae, sgattaiola via come un pesce guizzante. Indipendente e moderna, a volte sembra persino rude, aspra verso il ragazzo che la ama così teneramente, e che forse un po’ la soffoca con il suo amore pressante. Piero scrive e scrive lunghe lettere per sentirla più vicina. Ada può far passare diversi giorni prima di rispondere, o può essere sbrigativa, poco affettuosa – il lavoro la stanca, la sfinisce -, provocando reazioni piene di addolorato sdegno. (Ricordate la canzone secondo la quale “chi meno ama è il più forte, si sa”? Ada indubbiamente sembra la più forte, in questa storia. Razionale, forse persino un po’ fredda. Ma non le fa certo difetto l’amore – e infatti lo sposerà, il suo avvocato, nel 1916. Quel che le manca è probabilmente il coraggio di mostrarsi del tutto disarmata e fragile, vinta da un sentimento che condivide con Piero e che è semplicemente brava a saper padroneggiare senza farsene travolgere). Storia d’amore di un secolo fa, ripercorrerla attraverso le lettere dà la sensazione dolcemente malinconica di sfogliare un album di famiglia pieno di foto al nero di seppia, guardando visi e sorrisi immersi nell’atmosfera polverosa di un tempo perduto per sempre, quando anche i sentimenti andavano a una diversa velocità.

Carla Arduini  (21-04-2006)

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