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Microbi e polizie
Microbi e polizie (scritti giornalistici 1874-1887)
Francesco Siliprandi 
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Antologia, Italia 2004
134 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Nomade Psichico , 2004
ISBN X


Nomade Psichico

Una raccolta di articoli di Francesco Siliprandi redatti fra il 1874 e il 1887. Per approfondire la lettura di questi interessantissimi pezzi occorre munirsi di un piccolo supporto bibliografico in grado di fornirci le giuste coordinate storiche mediante le quali interpretare le idee. Tuttavia, leggendo senza alcuna indicazione si sarebbe portati, talvolta, a pensare che l'autore sia vissuto in epoche più vicine alle nostre. Francesco Siliprandi, infatti, scrive sul problema delle campagne ma anche sul concetto di fratellanza, sulla polizia, sulla guerra al monopolio e sull’astensione dalle elezioni. Poco importa, quindi, se al lettore sfuggiranno le motivazioni profonde della ‘Questione della Valle di Campitello’: la semplice lettura dell’articolo ‘Il socialismo non è un partito’ basterà a spiegare molte cose.

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Microbi e polizie: Gli scritti di Francesco Siliprandi

Ma che è la legge? Che legge d’Egitto! La legge e la prigione son fatte per… Ma così non la dura.

Siliprandi fu un raro esempio di vero patriota italiano (mi si passi l’espressione desueta), la cui opera si mosse sempre all’interno della correttezza e della legalità. In definitiva, fu un uomo di stato. E come tale ebbe un alto senso del dovere e una forte e necessaria coscienza critica. Fu, infatti, in forza al corpo dei Cacciatori delle Alpi in qualità di furiere. La sua opera quindi deve essere collocata all’interno della struttura statale. Ciò nonostante, quando fu il momento di scendere in piazza per far sentire le ragioni dei più deboli, non si tirò indietro, e fu sempre attivo nel sostenere organizzazioni contadine ed operaie. Se la politica del dopo guerra, che si dice eccezionalmente attenta ai fatti del risorgimento (tanto attenta da disconoscere le vere radici culturali e politiche dello stato pre-risorgimentale e perfettamente inserite nel milieu rinascimentale) disconosce un personaggio della statura morale di Siliprandi, questo non può dirsi che un fatto preoccupante. Siliprandi fu una figura di spicco fra quelli che vengono considerati i ‘padri dello stato’. Non di meno, il suo senso critico non gli impedì di criticare aspramente e apertamente tutto quello che riteneva ingiusto. Le sue rivendicazioni, così come si possono leggere nei suoi articoli di giornale, sono sempre illuminate, sferzanti, ma correttamente democratiche. I diritti in favore dei quali si schierò, oggi, dopo tanto tempo, sono divenuti realtà, ma la certezza dei medesimi appare adesso più di prima assai vacillante. Anche per questo, l’acquisto e la lettura di questa piccola testimonianza storica appare un dovere innanzitutto civico, ancorché una piacevole operazione di memoria storica.

Simone Bardazzi  (21-04-2006)

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