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Tuttalpių Muoio
Tuttalpių Muoio
Filippo Timi  Edoardo Albinati 
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Romanzo, Italia 2006
462 pp.
Prezzo di copertina € 17,50
Editore: Fandango , 2006
ISBN 88-6044-009-2


Fandango

La (auto)biografia di Filippo Timi: dall’infanzia vissuta in un piccolo paese umbro, tra le mille difficoltà di una personalità libera e diversa, al riscatto personale e sociale a Roma, come attore, fotomodello, acrobata. Un personaggio disordinato, esplosivo, tenero e naif.

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Tuttalpių Muoio: Una vita col fiatone

Non sono abituato ad aver pazienza.
Odio il tempo che passa.
E non capisco perché devo stare male adesso sperando che il paradiso verrà poi. Quando chiedevo i doni a babbo natale sapevo già che non mi avrebbe risposto. Non arrivava mai niente di quello che avevo desiderato.
Se passando davanti ad una vetrina mi piace una cosa, la voglio adesso, se mi dicono che potrò prenderla tra un anno, non mi piace più.
Il paradiso deve essere adesso, se no, non è un paradiso, è un accontentarsi.
Questa è la mia prima fame, che mi ossessiona e mi fa diventare matto.


Ci si è apprestati alla lettura di questo libro con molte aspettative:
recensioni entusiastiche, uno spettacolo di Timi emozionante sullo stesso testo del libro, una simpatia trascinate per l'attore... difficile non rimanere delusi.
E invece: il libro è una delizia. Proprio come le recensioni promettono, il romanzo aggancia il lettore dopo poche righe.
La struttura della grammatica è minimale: frasi brevissime, più punti che virgole, un accapo quasi ad ogni periodo.
Lo stile è pop: leggero, velocissimo, in apparenza superficiale ma capace di affondi fulminanti.
E il personaggio che ne emerge è un piccolo eroe, che intriga, commuove e irrita nello stesso tempo.
Lo vediamo muoversi in due ambienti, lontanissimi tra loro: l'Umbria contadina e paesana dell'infanzia, e la Roma modaiola e alternativa della giovinezza.
Le parti relative all'infanzia, con frequenti ed efficacissime parti scritte in dialetto, sono le migliori. Divertenti e tragiche insieme, consegnano uno spaccato verosimilissimo di quello che la vita di paese può offrire ad un ragazzino problematico, inquieto e a rischio emarginazione. Il nostro passa per le tappe obbligatorie della crescita con un approccio rozzo e poetico, un'energia disordinata e vitale.
I brani che riguardano le esperienze romane ci sembrano meno riuscite. La narrazione diventa più epica ed improbabile: non si capisce, ad esempio, come in pochi mesi un ragazzo rozzo, grasso, balbuziente, mezzo cieco e zoppo riesca a sfilare per Armani, a far piangere registi alle audizioni, a diventare un acrobata provetto. E il Filo che tanto ci piaceva nei suoi impacci, stupori e afrori si trasforma nello stereotipo del Maudì artistoide, in una vita fatta di disagio, sballi, confusioni sessuali, comportamenti provocatori. Tutto questo, quando in realtà Timi ottiene senza fatica successi clamorosi in praticamente tutti i campi: artistico, professionale, sociale, personale.
E si percepisce con fastidio un certo autocompiacimento decadente che non ci aspettavamo.
Resta sempre, costante e bellissimo, il suo approccio naif alla vita.
Foss'anche solo per questo, ameremmo questo libro.


Vincenzo Vennarini  (10-04-2006)

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