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Contro i perpetui
Contro i perpetui
Ivan Scalfarotto 
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Saggio, Italia 2006
72 pp.
Prezzo di copertina € 6
Editore: Il Saggiatore , 2006
ISBN 88-428-1349-4


Il Saggiatore

Breve scritto sulla situazione politica italiana e sulle possibilità di un’evoluzione sociale spinta dal contributo delle generazioni più giovani e da una partecipazione creativa alla vita del paese. Partendo dalla considerazione che alla guida dell’Italia, e non solo in politica, restano da decenni immobili gli stessi protagonisti, ormai over-sessanta e settanta, Scalfarotto propone uno scenario di evoluzione del contesto socio-culturale, prendendo spunto da numerosi episodi della sua esperienza internazionale.

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Contro i perpetui: Non c’è moto che sia perpetuo

In Italia manca l’aria. E la “classe creativa” fugge all’estero o si logora in interminabili gavette. Un paese senza giovani è un paese senza futuro. Ci vogliono sogni e visioni. Ci vogliono i giovani al potere.

“Con moto perpetuo si intende un ipotetico tipo di moto che prosegue uguale a se stesso e senza variazioni nel tempo e nello spazio senza l'apporto di alcuna forza dall'esterno. In pratica è un moto ideale in cui gli attriti sono assenti.” Dovessimo affidarci alla fisica, questo libro avrebbe perfino un riconoscimento scientifico.
Ma facciamo un passo in più.
Il primo, non trascurabile, merito di questo breve scritto di Ivan Scalfarotto è il suo immutato valore di attualità indipendentemente dall’esito delle Elezioni Politiche del 9 aprile. La posizione dell’autore è nota, in quanto candidato nelle Primarie del centrosinistra lo scorso autunno. Ciononostante questo libro non è affatto un ossequio alle posizioni dei progressisti (termine pretenzioso, qui da noi) –nessuna genuflessione da parte dell’autore, mai– ma una riflessione più ampia sulla situazione politica, a partire da un punto di vista assolutamente originale e non scontato, per tradizione antropologica del nostro paese: quello della piattaforma valoriale politica collegata alle generazioni. Quello che altrove è normalità, da noi è ancora fantascienza. Lo scontro tra Prodi e Berlusconi è certamente anche tra due concezioni del nostro paese e della società civile molto differenti tra loro, ma la tesi sostenuta da Scalfarotto è che fondamentalmente è stata di nuovo strutturata una contesa di cartapesta tra due settantenni, uomini di esperienze certo consolidate in ambiti professionali diversi, ma certamente rigide e sterili, avulse cioè dallo spirito lungimirante e prospettico di chi, in virtù della propria giovane età, può ancora permettersi di scardinare le regole farraginose del sistema e proporre un grado reale di libertà e di creatività, che a detta dell’autore è esattamente quanto più il nostro paese sconta come gap rispetto ad altri paesi.
Il termine “perpetui” rende appieno questo aspetto saliente della nostra classe politica: non soltanto nel senso di “eternamente ricorrenti” ma anche in quello di “perpetue” al maschile, ossia figure ancorate alle sottane della Chiesa cattolica senza riuscire ad emanciparsi pienamente e a definire una posizione autonoma, pur nel rispetto delle opinioni del Vaticano. Il confronto che Scalfarotto fa con la Spagna è in questo senso illuminante.
Scalfarotto scrive in modo semplice ma diretto, incisivo e penetrante. Talvolta sottilmente sarcastico, ma mai privo di una compensativa autoironia che gli permette di affrontare un’analisi in prima persona senza referenzialità né presunzioni. Così come semplici sono i temi che tratta, alla portata di tutti (la grande virtù di esprimere concetti importanti facendosi capire-qualità molto poco italiana!): sono le consuete questioni urgenti del nostro paese, le coppie di fatto, la libertà d’informazione, la sfacciata sclerosi culturale e comportamentale. Chiave di volta dell’intero scritto è il concetto di “classe creativa”, che Scalfarotto riconduce alla capacità di generare idee, visioni di futuro, aspettative concrete di un mondo più civile attraverso percorsi inesplorati, tentativi di dare un senso alla politica tramite la partecipazione attiva e ad un contributo individuale e collettivo insieme. Il confronto con l’esperienza internazionale di Scalfarotto (a lungo tempo residente a Londra, attualmente a Mosca) dimostra in maniera schiacciante l’arretratezza civile dell’Italia anche solo rispetto alle possibilità effettivamente praticabili altrove: gli esempi di David Cameron, attuale esponente di spicco dei Tories inglesi (classe 1966) e di Zapatero, primo ministro spagnolo in carica (classe 1960) sono assolutamente inimmaginabili nei romani palazzi del potere.
A questo punto, un riscatto del paese sembra sempre più lontano, ma non impossibile. Le ragioni sono evidenziate con chiarezza nel libro, a pieno titolo in quanto l’autore, essendosi candidato alle Primarie del centrosinistra da perfetto outsider, sconosciuto ai più, si consente di poter esprimere la propria opinione forte del fatto di aver per primo mosso verso una direzione concreta rivolta al fare, e non solo al criticare (in un suo scritto Michele Serra afferma di aver dopo anni condiviso pienamente un qualsiasi messaggio politico proprio dopo aver sentito le parole di Scalfarotto); azioni creative a tutto campo, quindi, sviluppate e percorse attraverso canoni non convenzionali per l’Italia del 2005: Internet e la multimedialità, soprattutto.
Scalfarotto parla giustamente di una “generazione in anticamera”, interpretando il senso di attesa sfiduciata di milioni di giovani che non trovano di meglio, di fronte alla muraglia gerontocratica del paese e al silenzio in risposta alla ricerca di un lavoro o di una concreta opportunità di realizzazione personale e professionale, di fuggire all’estero esportando non solo competenze e know how, ma soprattutto entusiasmo ed energie. E perché no, sorrisi. Quando l’Italia, persino nei luoghi comuni, è sempre stata il paese della creatività e della fantasia.
Qui manca l’aria: del resto si sa che i perpetui consumano più ossigeno.


Alberto Campagnolo  (10-04-2006)

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