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Un giorno perfetto
Un giorno perfetto
Melania G. Mazzucco 
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Romanzo, Italia 2005
412 pp.
Prezzo di copertina € 18
Editore: Rizzoli , 2005
ISBN 88-17-00727-7


www.ungiornoperfetto.it
Rizzoli


Mentre una sera di primavera cala dolcemente su Roma, cinque spari risuonano dietro la porta chiusa di un appartamento come tanti. Flashback. Ventiquattr’ore prima, le vite di un pugno di personaggi si intrecciano secondo percorsi imprevedibili: quella di Emma, madre separata di due figli; quella di Sasha, scrittore fallito, in trepidante attesa di un week-end da trascorrere con il suo amante; quella di Maja, giovane moglie di un onorevole sull’orlo del fallimento politico; quelle di Camilla e Kevin, innamorati alle elementari; quella di Zero, anarchicamente in lotta contro il Mcmondo e puro come un angelo; quella di Antonio, disperato e solo con il suo amore fallito e la sua follia… In una Roma partecipe e distante, frettolosa e ingolfata, i loro destini si rincorrono e si incrociano, divergono e si sovrappongono, rotolano verso un epilogo di inaudita, indicibile violenza che difficilmente potrà garantire l’immunità a quelli che si sono salvati.

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Un giorno perfetto: Quel che resta del giorno

E all’improvviso fu sopraffatta dalla meraviglia. Chi avrebbe detto che le sarebbe toccata una felicità così inattesa e impunita. Eppure, che scatenata energia dà scoprire che, fra tanta gente nel mondo, sono io che stavi aspettando. Chiedimi chi sono, ti sorprenderò.

Roma e il suo incessante formicolio, l’inesausto movimento di migliaia di vite che vibrano come elettroni in un campo di forza. Roma e le sue storie. Dieci, cento, mille. Storie ammassate nei vagoni delle metropolitane, nei fast food, tra i palazzi sontuosi e nelle periferie, nelle scuole e negli uffici, storie incolonnate nel traffico o raccontate con lo spray colorato sulle fiancate dei treni. Ogni uomo, donna o bambino è una storia – inascoltata, segreta, misteriosa. Quali dolori e sogni, quali pensieri e speranze stanno acquattati in quelli che ti sfiorano ogni giorno su un autobus, in un negozio, nella scrivania accanto alla tua? È probabile che Emma ti abbia solleticato il naso col boa di piume che tiene attorno al collo, mentre stavate aggrappati al sostegno di una metropolitana affollata come un trasporto bestiame. Forse hai ascoltato il comizio politico di Elio o visto i graffiti di Zero correre veloci sulle fiancate di un treno. E Kevin? E Camilla? E Maja? Anche loro puoi averli incontrati, anche su di loro puoi aver posato uno sguardo distratto, o intenerito, o ammirato. Sono le loro storie che Melania Mazzucco racconta, come un entomologo che puntasse la sua lente d’ingrandimento su un pugno di formiche e si sforzasse di ricostruirne i movimenti all’interno del formicaio – un gruppo di uomini pedinati tra la moltitudine, sollevati dall’anonimato. Per un giorno intero. E nel tallonare inesausto dei diversi personaggi, attraverso la minutaglia che ventiquattro ore accumulano nella loro vita, la scrittura della Mazzucco si carica di una tale dolorosa verità da rasentare l’impudicizia. O l’oscenità – come avrebbe detto Roland Barthes, che giustamente notava come osceno oggi sia sinonimo di sentimentale. E decisamente sentimentale è Un giorno perfetto, nel senso che ha a che fare con i sentimenti, con quelli più roventi, come un fiammeggiante mélo metropolitano, con personaggi disperatamente innamorati, pazzi d’amore, incoscienti per amore. Assassini – per amore. E l’impudicizia del racconto sta anche nel modo in cui i sommovimenti del cuore, i piccoli dolori che avvelenano l’anima, le sorprendenti affinità elettive, la tenerezza, l’abbandono, la follia vengono raccontati – con crudele precisione e senza mai distogliere lo sguardo. Si ha l’impressione di poter scivolare sotto la pelle dei personaggi, guidati da una scrittura sensitiva e delicata, sicuramente temeraria nel voler esplorare quelle caverne buie dove i pensieri più inconfessabili – ma anche ridicoli, eccessivi, incontrollati – sbocciano nell’impunità della notte. E dopo averli pedinati anche noi, arrancando sui loro passi nel caldo di una primavera romana, imparando ad amarli tutti – le vittime e i carnefici, gli angeli e i diavoli –, l’immagine più dolorosa che resta è forse l’impronta delle dita di un bimbo su una vetrina. Quel che resta è il senso di una pietà infinita e di un’altrettanto grande, invincibile malinconia.

Carla Arduini  (29-03-2006)

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