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A cena con Lolita
A cena con Lolita
Eva Clesis 
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Romanzo, Italia 2005
125 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Pendragon , 2005
ISBN 88-8342-404-2


Pendragon

Lolita non ha ancora vent’anni e si è già perduta: l’assenza dei genitori ed una storia d’amore appena tredicenne con il papà di una coetanea l’hanno toccata nell’anima. Appena maggiorenne decide di cambiare città e viene travolta nel vortice di una vita a perdere. Trova lavori al limite della prostituzione ed assume abitudini alimentari sempre più scorrette che la portano ad un grave livello di anoressia…

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A cena con Lolita: Disagi morbosi

(…) giura su Dio che vorrebbe essere un angelo, una creatura priva di vagina o di pene giusto per vedere il mondo un po’ disorganizzato, senza il controllo e il mercato dei reciproci sessi, senza intonare quei giri di valzer che costringono tanti caratteri seri e personalità di tutto rispetto a passaggi dimenticabili da manichini di negozi di una sola stagione.

Bella scrittura, chiara, diretta, semplice quella della Clesis che, agli esordi con questo suo primo romanzo, sembra possedere la ricetta magica per catturare l’attenzione del lettore. Lolita è uno di quei personaggi di cui ci si domanda la fine già dalle prime pagine del libro e la sua storia, condita dalla giusta dose di malizia per stimolare una morbosità soft, è fortemente seduttiva. Il romanzo della giovane scrittrice barese è bello, potremmo quasi dire, nonostante tutto.
Nonostante racconti il disagio giovanile di una adolescente che si trasforma in un vortice di autodistruzione, con spietata lucidità. Nonostante affronti un tema difficile e sgradevole nei dettagli (diciamolo pure), come quello dell’anoressia, senza alcuna delicatezza. Nonostante ci porga una storia d’amore tra una tredicenne ed un professore che potrebbe essere anagraficamente suo padre, come una delle cose migliori che in certi casi la vita può offrire. Nonostante parli di padri bastardi, madri superficiali, uomini senza dignità e vite disfatte senza fare alcun tentativo per incriminare o assolvere qualcuno.
Insomma, non sono certo gli ingredienti standard per una storia accattivante e per questo la Clesis merita i migliori complimenti per il suo esordio: è straordinario che sia riuscita a raccontarla senza diventare pesante, senza terminarla in modo smielato, senza infarcirla di morali occulte e, soprattutto, senza emettere un solo giudizio.
A cena con lolita si legge d’un fiato, dall’inizio alla fine senza posare il libro non perché è breve, ma perché ci racconta bene una storia interessante senza usare una sola parola in più di quelle necessarie.


Simonetta Degasperi  (09-03-2006)

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