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Americani. Un viaggio da Melville a Brando
Americani. Un viaggio da Melville a Brando
Irene Bignardi 
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Storico, Italia 2005
222 pp.
Prezzo di copertina € 15
Editore: Marsilio , 2005
ISBN 88-317-8708-X


Marsilio

46 capitoli per raccogliere altrettanti articoli (la maggior parte recenti: stanno sulle dita di una mano quelli precedenti al 2000), quelli che al loro centro hanno l’America e i suoi protagonisti. Un viaggio che si apre con Herman Melville e finisce con Marlon Brando, e che si snoda attraverso decine di tappe intermedie – ognuna uno scrittore, un attore, un regista, un personaggio di carta o di celluloide, un film o un romanzo: Bogart, quel bellissimo bruttone; Holly Golightly e il suo papà Truman Capote; Orson Welles, la misoginia e le trecce di Rita Hayworth; Marilyn Monroe; On the road e Il codice Da Vinci; i freak di Diane Arbus; Apocalypse Now; le città-utopia; Jerome David Salinger, Dashiell Hammett, Philip Kindred Dick; Archibald Leach, ovvero dell’eleganza... e tanti, tanti altri ancora.

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Americani: Un Baedeker per viaggiatori e sognatori

Guardatela come vi pare, da qualsiasi prospettiva, la New York di Dos Passos è una città ossimoro, meravigliosa e terribile, che merita amore e odio, ammirazione e disprezzo, accettazione e rifiuto: Babele, Ninive, e le altre.

Non credo che visiterò mai l’America – tutte quelle ore di viaggio su un aeroplano mi fanno venire gli incubi al solo pensiero -, ma se dovessi cambiare idea probabilmente metterei in valigia il libro di Irene Bignardi, oltre che una guida turistica delle più classiche. La guida turistica, con le sue cartine e l’indicazione di negozi e alberghi, musei e cattedrali, per non perdermi.
Il libro di Irene Bignardi per smarrirmi senza patemi d’animo.
Perché il suo Americani, e lo dice lei stessa nella Premessa, è una sorta di piccolo Baedeker, non tanto dell’America come luogo fisico, quanto piuttosto dell’America come culla di miti e sogni, come patria di scrittori talentuosi e di registi geniali, di attori indimenticabili, di vere e proprie icone dell’immaginario occidentale. E se il turista può trovare sgradevole smarrirsi in una grande città americana, tra grattacieli, taxi gialli e la frenesia della metropoli, il lettore non può che apprezzare i détours di un viaggio che non è fatto di monumenti e foto ricordo, ma di “incontri”, di persone – o personaggi –, di storie, di destini, di vite. Di americani, appunto (nati o naturalizzati): Marlon Brando, Marilyn Monroe, Elia Kazan, e poi Don De Lillo, Jack Kerouac, Katharine Hepburn… Uomini e donne immortalati da un fotografo che non ha dato loro il tempo di mettersi in posa, un fotografo che li ha colti in un momento di verità prima del make up, catturandone idiosincrasie, fragilità, contraddizioni, dolori. (Penso a quella foto, celeberrima, di James Dean che cammina da solo in una strada deserta, le mani nelle tasche: gli articoli-saggio di Irene Bignardi hanno un po’ il sapore di quell’istantanea così intima). Baedeker dell’anima di una nazione, Americani è anche una autobiografia per interposta persona, racconto di sé attraverso ciò che si è amato, visto, sognato. Niente di strano: l’autobiografismo, l’ha detto Alfonso Berardinelli, è ingrediente imprescindibile della vera saggistica. E gli articoli di Irene Bignardi – appassionanti e raffinati, costruiti con grande sapienza letteraria – possono tranquillamente essere etichettati come “saggi”. Anche perché non risentono affatto dell’occasionalità del pezzo giornalistico: prova ne sia la loro piacevolezza e la loro efficacia anche a diversi anni dalla loro prima pubblicazione.


Carla Arduini  (09-03-2006)

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