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Perché tu mi hai sorriso
Perché tu mi hai sorriso
Paola Calvetti 
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Romanzo, Italia 2005
210 pp.
Prezzo di copertina € 14,50
Editore: Bompiani , 2005
ISBN 88-452-5574-3


Bompiani

Nora, restauratrice, sposata con Michele, avvocato milanese, ha una figlia adolescente e il sospetto di un mondo di bugie intorno a lei. Nora trascorre l’estate accanto alla madre, in fin di vita.
Nella sua antica casa natale, aggirandosi tra le stanze in disuso, scopre un certificato di nascita che reca la sua stessa data di nascita, il suo stesso cognome, ma un nome nuovo. Una sorella mai conosciuta?


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Perché tu mi hai sorriso: La Sorella Supposta

Siamo noi. Io di qua, tu di là da una sponda.
Sono venuta qui con un senso di fastidio, ho pensato che avresti potuto emanare un cattivo odore.
E non c'è niente di più seccante di una madre che puzza.
Devi sapere che questo passaggio dalla tua vita alla mia morte mi terrorizza. (…)
Mi assilla, in uno schivo ronzio, la parola orfana.
Quando uno muore dice che ha perso la sua battaglia contro il male. Qual'è stato il tuo nemico, mamma? Ripetimi che non sono stata io.


Un percorso di ricerca interiore. Il recupero della propria storia. Un piccolo, ma doloroso giallo. Un’analisi della complessità dei rapporti umani, di quelli più forti e complessi. Due rapporti madre-figlia, diversi e lontani. Un rapporto di coppia. Insomma, l’amore: il suo senso profondo, la sua impossibilità di esser vissuto appieno. Questi sembrano essere gli ingredienti di questo romanzo, dalla prosa semplice e meditativa, dai temi minimali ma grandissimi. Un romanzo che sembra un compendio della letteratura al femminile: lo stile è introspettivo, i toni sono sentimentali, lo sguardo si sofferma sulle emozioni più che sugli eventi.
Ma gli sforzi dell’autrice ci sembrano raggiungere pochi risultati: la narrazione è stagnante, la prosa banale e spesso stucchevole, i temi trattati con superficialità; e l’interesse del lettore si perde in una noia ovattata tra considerazioni sulla vita e la morte, sulla vecchiaia e la giovinezza, sulla verità e la menzogna, e via banalizzando. Senza, va da sé, nessun tipo di ironia, autoironia, senso dell’umorismo.
E troppo spesso ci sembra di leggere una brutta copia di un romanzo di Susanna Tamaro.


Vincenzo Vennarini  (24-02-2006)

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