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Con il cuore e con le palle
Con il cuore e con le palle
Franco Bolelli 
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Saggio, Italia 2005
106 pp.
Prezzo di copertina € 11,50
Editore: Garzanti , 2005
ISBN 88-11-74052-5


Garzanti

Saggio dedicato al maschile, ai suoi archetipi, i luoghi comuni, le declinazioni moderne, e alla proposta di un nuovo modello creativo comportamentale, individuale e allo stesso tempo versatile, in contrapposizione alla facilità degli stereotipi di ogni epoca. Spaziando dalla musica, allo sport, alla filosofia, Bolelli articola un percorso analitico che, senza sconti verso la povertà del contesto antropologico attuale, non si ferma ad una critica di quanto accade ma si sposta verso una proposta creativa di una più consapevole esistenza “da uomini”. Il tutto con una narrazione scorrevole e allo stesso tempo profonda e divertente.

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Con il cuore e con le palle: Il “vero uomo” di domani

Con tutta la tua stronzaggine, non avrai altro che un mio battito di ciglia.

Diciamolo: il tema della sfera maschile, letto in chiave antropologica, è logoro e davvero abusato in questi ultimi anni. E soprattutto scriverne al riguardo in termini generici e qualunquistici è più che mai trendy: dalle recenti riviste di settore -un tempo patrimonio esclusivo di giovani donne e più attempate signore-, vangeli patinati di un moderno, patetico machismo-light, alla cronaca politica blindata nel proprio conservatorismo sessista, alle rappresentazioni non convenzionali, ma allo stesso tempo annacquate e senza spessore, in pellicole osannate da pubblico e critica quali Brokeback Mountain, il maschio è certamente al centro dell’attenzione nelle più recenti indagini antropologiche. Dalle quali Bolelli si stacca e sceglie una piattaforma di analisi più alta, estremamente individuale e soggettiva, mai scontata o banale.
Il libro quindi trae spunto dal “cuore” e dalle “palle” per identificare nella “creatività maschile” una nuova chiave di volta per l’uomo di domani.
Nell’oggettiva impossibilità di commentare una visione così consapevole e matura (e pertanto, come ogni punto di vista meditato, da rispettare a qualsiasi costo), questa critica accenna allora ad affrontare il tema degli “attributi” restituendo ad esso tutta la dignità dell’argomento messa in discussione dalla facilità -tutta italiana- dei luoghi comuni e delle facili battute. Tenuto poi conto che essere definiti “senza palle” resta un’offesa pesante, e forse la peggiore, per i maschi latini, la questione resta aperta e senza dubbio di una profonda serietà.
Infatti, se è abbastanza scontato descrivere il cuore dell’uomo, la sua parte più emotiva, sentimentale, lo è molto meno tratteggiare l’altra metà descritta nel titolo del libro, e va detto che proprio in questa sottile reticenza consiste la principale critica da porre all’autore. Critica che è assolutamente -e consapevolmente!- gratuita, poiché forse nessuno sinora ha provato a tratteggiare in cosa consista veramente, per l’uomo di oggi, “avere le palle”.
Di certo descrivere il cuore è molto più semplice. Se espressioni quali “un uomo di cuore” denotano letteralmente la parte più sentimentale -anche come in questo caso nella sua accezione più povera e meno profonda-, altre quali “dal cuore duro” evidenziano una natura più granitica dell’uomo, più insensibile ed indifferente: ma il cuore c’è, duro magari, ma c’è. E anche l’”essere senza cuore” non è qualità riferibile esclusivamente all’uomo. “Avere le palle”: di certo meno scontato come argomento, di sicuro più intrigante (basta con i “cuori d’oro”, Bolelli rilancia un organo di carne e sangue, pulsante e stavolta sì maschilmente muscolare). Fuor di metafora, questa sì senz’alcun dubbio prerogativa prettamente maschile.
Per affrontare la questione, Bolelli con competenza e buona dose d’ironia scomoda autori importanti (su tutti Nietzsche), e a suffragio del modello che propone non lesina riferimenti della propria vita (parlando seriamente senza prendersi troppo sul serio). Ciononostante il nocciolo della questione sembra sostanzialmente irrisolto: in che cosa consista il riferimento del titolo, cosa connoti la natura del maschio, la dimensione più profonda e vera. Ciascun lettore -sia maschio che femmina- troverà certamente una propria risposta: Bolelli tratteggia un ricco panorama di spunti per possibili interpretazioni, senza avanzarne di fatto neppure una.
Simpatici e certamente non scontati i riferimenti dell’autore al modello maschile, vicino a quello delineato come più evoluto, nel mondo dello sport e della musica (ma diamine, Bolelli, e Bruce Springsteen dove lo lasciamo? Un voto in meno…).


Alberto Campagnolo  (14-02-2006)

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