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War Trash
War Trash
Ha Jin 
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Romanzo, Stati Uniti 2004
450 pp.
Prezzo di copertina € 18
Traduzione: Monica Morzenti
Editore: Neri Pozza , 2005
ISBN 88-545-0054-2


Neri Pozza

Un'odissea dalla Cina ai campi di prigionia americani durante la guerra di Corea: Yu Yuan lascia la madre e la fidanzata per andare a combattere e si ritrova senza cibo, senza armi e al freddo abbandonato a se stesso, poi fatto prigioniero deve subire le angherie dei nazionalisti, i processi dei maoisti nonché le angherie dei soldati USA. Un'estenuante lotta per la sopravvivenza e per la salvaguardia di un ultimo, miracoloso residuo di dignità umana.

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War Trash: La "guerra dimenticata"

A parte il suicidio, non ci avevano dato altre istruzioni sulla condotta da tenere nel caso fossimo fatti prigionieri.

Qualcuno l'ha chiamata la "guerra dimenticata" e non senza una ragione, perché il conflitto nella terra coreana, a ridosso del trentottesimo parallelo sembra appartenere ad un'era lontanissima di cui ormai si è persa ogni traccia di memoria. Eppure ci divide poco più di mezzo secolo e rileggendo in War Trash le cronache drammatiche dei combattimenti e dei massacri, della prigionia e delle torture, delle trattative e delle ribellioni si ha come l'impressione che Ha Jin abbia voluto mantenere fede al sintetico e quanto mai perfetto titolo, tracciando un profilo della guerra che potrebbe valere per sempre. Il suo stile, volutamente monocorde e quasi diaristico, sembra fatto apposta perché sia il lettore a cogliere la complessità della storia di Yu Yuan, il protagonista, che vive tutta la guerra, senza esclusione di colpi. Si ritrova a combattere senza equipaggiamento, in un clima gelido, con razioni striminzite. Gli ufficiali sono impreparati, i piani sono costituiti dall'unica teoria delle "ondate umane" e i soldati americani non sono quei codardi che la propaganda aveva propinato. Ferito gravemente e caduto prigioniero, Yu Yuan deve combattere ancora su più fronti: da una parte i nazionalisti di Taiwan vogliono impedirgli di tornare in Cina e arrivano persino a tatuargli "fuck communism" sullo stomaco. Dall'altra i fedeli obbedienti al partito lo inquadrano e pretendono cieca obbedienza. Preso tra questi due fuochi, entrambi estremi e senza appello, Yu Yuan deve anche lottare per la sopravvivenza una battaglia giornaliera per il cibo, per il sonno, per la salute mentale e per mantenere quel minimo di dignità umana che ogni luogo di prigionia tende a impedire. Il suo diario day by day diventa allora un ritratto impietoso, a tratti persino dolente, degli uomini in guerra ed ha anche il pregio di raccontare "la guerra come un'enorme fornace alimentata dai corpi dei soldati", senza subordinate e fuggendo qualsiasi tentativo moralistico. Un libro scomodo e, proprio per questo, persino educativo.

Marco Denti  (05-02-2006)

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