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Ti faccio un gioco
Ti faccio un gioco
Giovanni Polesello 
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Romanzo, Italia 2005
220 pp.
Prezzo di copertina € 15
Editore: Barbera , 2005
ISBN 88-7899-036-1


Barbera

Roberta è finalmente felice. Dopo la separazione dal marito ha accanto a sé Angelo, un uomo affidabile, presente, affettuoso – un compagno ideale e un padre perfetto per il suo bambino. Peccato però che l’idillio cominci presto a scolorire, mostrando tinte fosche. Da piccoli indizi, incidenti insignificanti, Roberta scopre il vero volto di Angelo, il volto odioso di un pedofilo, di un mostro che ha impunemente abusato di suo figlio. Con il coraggio della disperazione, Roberta inizia una battaglia legale per smascherarlo e punirlo. Scoprirà a sue spese quanto sia difficile ottenere giustizia…

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Ti faccio un gioco: I pedofili non fumano marijuana

Oreste si precipitò per le scale con il terrore che il cuore gli esplodesse prima di riuscire ad arrivare. Entrò in casa e percepì l’odore del sangue, prima di vederlo, perché il sangue era dappertutto e a Oreste pareva impossibile che nel corpo di un bambino ce ne fosse così tanto.

È risaputo: la perfezione non è di questa terra e sicuramente non è una qualità riscontrabile nell’Homo Sapiens, in particolare negli esemplari di sesso maschile… Tutte noi, femminucce di suddetta specie, dovremmo quindi subodorare puzza di bruciato a distanza di chilometri, quando ci imbattiamo in un aspirante alla corona di Mister Perfezione. Roberta, la protagonista di Ti faccio un gioco, per un bel po’ di tempo ha invece due enormi fette di prosciutto davanti agli occhi, soggiogata com’è dal fascino irresistibile di Angelo Spadi. Fisico perfetto; carattere perfetto; compagno perfetto; padre perfetto… che si può desiderare di più dalla vita? Beh, magari un tizio senza addominali, uno che si dimentichi i compleanni, magari, ma che non si diverta a fare strani giochini con i minori di diciotto anni che gli capitano a tiro… Eppure qualche segnale inquietante Roberta avrebbe dovuto percepirlo ben prima dell’improvvisa e irrefutabile scoperta. Per esempio quella curiosa abitudine di Angelo di portarsi la figlia undicenne (anche lui, come Roberta, ha alle spalle un matrimonio fallito) negli spogliatoi, dopo la partita di calcio della domenica, facendola assistere alla doccia di un sacco di omaccioni in tenuta adamitica. E poi come la mettiamo col fatto che Angelo, contrariamente a milioni e milioni di uomini sulla terra, non gradisce affatto quella pratica nota con il forbito nome latino di fellatio? Strano, strano davvero… Fossi stata Roberta mi sarei insospettita seduta stante. Ma si sa, l’amore rende ciechi. Dove ne trovo un altro così perfetto?, si sarà detta Roberta mentre si rollava pensierosamente una canna (ho perso il conto delle canne rollate e fumate da Roberta durante il romanzo, mentre il prode Angelo disapprova assolutamente l’uso di droghe, anche quelle leggere: non è perfetto!?). Fosse stata meno ottenebrata dalla marijuana – e pure da qualche pista di coca – forse avrebbe capito un po’ prima che Angelo era quanto di meno angelico ci fosse in circolazione, ma si sa, nessuno è perfetto, e certo fumarsi due spinelli non è niente in confronto a violentare bambini indifesi (quindi diffidate dei salutisti e dei non fumatori, da un momento all’altro potrebbero trasformarsi da Jekyll in Hide!). La pedofilia è certamente uno dei crimini più odiosi che si possano commettere e non è su questo tema che sto ironizzando, vorrei fosse chiaro. Ma il fatto di voler affrontare una problematica così scottante, e le buone intenzioni che certamente sono alla base di questo romanzo, non mettono automaticamente al riparo dagli strali del critico. Purtroppo qui il tema della pedofilia è annacquato in dialoghi da soap-opera, in lentezze esasperanti, in personaggi convenzionali da Bignami di psicopatologia, come in uno di quegli anonimi e grigi film per la televisione, privi di stile e di originalità, buoni solo per riempire i buchi nei palinsesti. Decisamente, un romanzo mancato.

Carla Arduini  (02-01-2006)

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