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Randagio
Randagio
Jordi Valle 
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Autobiografia, Italia 2005
222 pp.
Prezzo di copertina € 13
Editore: ATý , 2005
ISBN 88-89456-05-1


ATý

Randagio è il diario di un manager di Lecco che sceglie di vivere la propria esperienza professionale a contatto con il mondo “vero”, ai margini delle comodità, accettando o via via procurandosi opportunità di trasferte in angoli periferici del pianeta (Ecuador, Zaire, Algeria…), luoghi spesso dimenticati che ogni altro suo collega non avrebbe accettato mai. Perennemente e perdutamente innamorato di ogni nazione, non meno dei cani che trova come fidata compagnia in ogni luogo, l’autore descrive il suo lungo, inquieto ma solare abitare il mondo, una grande casa nella quale ogni rientro è solo il preludio a una nuova partenza.

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Randagio: Più conosco l’uomo, più amo il mio cane

Ci sono cose nella vita che fatichi a scordare, altre che decidi di combattere, o di dimenticare. Il susseguirsi di passioni, feroci scelte, appassionate relazioni intercontinentali, hanno un po’ cancellato la voglia di stabilità.

Per essere opera prima di uno scrittore che si professa dilettante, che scrive appunto per diletto, per passione, per sconfinato amore verso i luoghi e le persone, questo libro presenta davvero moltissimi pregi, e si possono quindi volentieri perdonare i pur troppi refusi disseminati nelle pagine guizzanti e veloci di questo diario appassionato. In primo luogo l’autobiografia è notevole per il taglio delle tematiche affrontate: sorprende in ogni capitolo la capacità flessibile dell’autore nel confrontarsi con civiltà lontanissime sottolineandone i punti di contatto al posto delle differenze, e su questi costruire un tessuto connettivo di relazioni umane e professionali davvero ricchissimo. Valle in questo senso non manca di denunciare, ma con grande sobrietà, il malessere morale di un’Italia della quale si sente comunque partecipe, un’Italia forse ricca economicamente ma di certo annoiata, effimera ed assopita: non è certo un’opera polemica, la sua, tuttavia il messaggio che comunica Jordi Valle attraverso il confronto tra le pagine dedicate all’Italia e quelle dedicate ai diversi paesi da lui abitati è certamente di grande coerenza e linearità. Un libro di geografia, quindi, letteralmente di “scrittura sulla terra”, un racconto di sguardi, musiche, emozioni, fragranze. E di mille piccole curiosità: come raffreddare un bottiglione d’acqua nel mezzo del deserto algerino oppure come impedire alle formiche di salire sul letto di una pensione popolare in Sudamerica…
Eppure, pur essendo certamente un libro molto solare, positivo ed equilibrato, Randagio è certamente un’opera inquieta e multiforme, lievemente malinconica. Il prezzo da pagare, in piena consapevolezza, per una tale comprensione del mondo e del suo senso ultimo rimane, fondamentalmente, l’impossibilità di mettere “radici”, non solo abitative ma soprattutto sentimentali. Se non di averle ugualmente sparse ovunque. Ecco allora il sentirsi randagio, in fondo abbandonato nel mondo (ma non da esso) senza però essere costretto a “bastarsi” per poter affrontare senza catene il viaggio e le sue sfide. Tutto il libro è attraversato da una profonda, a tratti malinconica consapevolezza del proprio stato di solitudine, che non significa certo isolamento (quanti i ritratti degli amici, degli amori, tra Cuba, il Brasile e l’Africa) bensì l’impossibilità di fermarsi e di condividere “per sempre”.
Forse la natura ultima del manager tende ad emergere comunque, quell’eterno, frenetico movimento necessario a “non pensare” a tutto quello che d’altro c’è nella vita. L’autore dà certo una meditata risposta molto personale, anche se inquieta, si potrebbe dire tellurica, come s’è detto assolutamente coerente e in un certo senso, mi si permetta per una personale affinità professionale, privilegiata. Ma se compito di una critica come questa è non tanto giudicare (affatto! semmai dichiarare a pieno titolo l’ammirazione e, perché no, un’invidia leggera) ma commentare un testo, un’opera letteraria, allora vale la pena elogiare l’umanità profonda di questi racconti, la loro disarmante umiltà, il loro consapevole risvolto sociale. E ricordare le bellissime pagine dedicate ai cani che l’autore ha avuto negli anni come affettuosa compagnia nei diversi paesi: spesso randagi come l’autore, a Lecco come in Africa o in Brasile, confermano il detto comune che ciascun cane tende col tempo ad assomigliare al proprio padrone, e viceversa…
Dal punto di vista editoriale, invece, assolutamente da non sottovalutare la grafica curata dell’edizione e soprattutto l’aderenza “croccante” delle pagine, piacevolissime nel contatto con le dita anche nel rumore.


Alberto Campagnolo  (06-12-2005)

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