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Storia dell'Iran
Storia dell'Iran
Farian Sabahi 
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Storico, Italia 2003
254 pp.
Prezzo di copertina € 12,50
Editore: Bruno Mondadori , 2003
ISBN 88-424-9129-2


Bruno Mondadori

Dal 1892 ad oggi l’Iran ha vissuto rivoluzioni più o meno cruente, regimi più o meno autoritari, fasi culturali ora di laicità ora di integralismo. Una storia moderna tormentata e pesantemente influenzata da potenze straniere. A cavallo tra tradizione e modernità, le vicende di una terra affascinante, culla della civiltà e territorio strategico per il controllo del Golfo Persico e delle sue ricchezze.

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Storia dell'Iran: La terra colorata di nero

Alla domanda dei giornalisti sulle sue sensazioni al rientro in patria dopo 14 anni di esilio, l’Imam rispose Icci (nulla), a sottolineare la propria sottomissione alla volontà di Dio.

“Se dovessi attribuire un colore all’Iran del ‘900”, scrive Farian Sabahi nella sua introduzione a Storia dell’Iran, “probabilmente sceglierei il nero. Colore del greggio, ricchezza del paese, ha esercitato un grande fascino sulle potenze occidentali e ancora oggi attira le imprese petrolifere di tutto il mondo. Colore del turbante dell’Imam Khomeini e di tanti mullà i quali hanno determinato gli eventi e segnato il passaggio dalla monarchia a una teocrazia unica al mondo, e colore del ciadòr, segno dell’alternanza tra laicismo e religiosità obbligata: vietato da Reza Shah a metà degli anni ’30, l’abito islamico fu reso obbligatorio da Khomeini all’indomani della rivoluzione del 1979”. Una terra colorata di nero, quindi. Ma non è sempre stato così, e questo libro ce lo dimostra ancora una volta. Con stile chiaro e conciso, Sabahi racconta la saga di un Paese dal discusso presente (la corsa al nucleare e i bellicosi proclami anti-israeliani del neopresidente Mahmud Ahmadinejad monopolizzano da settimane le prime pagine dei quotidiani occidentali) e dall’illustre passato che nel XIX secolo perde la chance di imboccare la via alla modernizzazione intrapresa per esempio dall’Egitto o della Turchia, e resta in una situazione di stallo, bloccato dalle forze simmetriche e contrarie del potere temporale e religioso. Un braccio di ferro, quello tra dinastia reale e ulema, che percorre sotto la superficie l’intero XX secolo e a intervalli regolari viene allo scoperto: e allora ecco la rivoluzione costituzionale del 1906, la militarizzazione del regime da parte di Reza Khan e il suo tentativo abortito di laicizzazione forzata ‘alla Ataturk’, l’avvento del premier Mossadeq e della sua ardita sintesi tra socialismo e nazionalismo, e poi la presa del potere di Muhammad Reza Shah, che con una serie di gravi errori politici e con la progressiva rinuncia alla democrazia ha fortemente contribuito alla riuscita della rivoluzione islamica, il regime khomeinista, la sanguinosa guerra con l’Iraq con la regia degli Usa, per arrivare infine ai primi anni del XXI secolo, con i faticosi tentativi riformisti di Khatami che hanno comunque profondamente inciso su una nazione nella quale il 70% delle persone ha meno di 30 anni. Un percorso accidentato ma ricco di fascino, che l’autore, professore universitario in Europa, ci aiuta a percorrere senza fatica e anzi con crescente interesse.

David Frati  (02-12-2005)

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