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Semi di fico d'india
Semi di fico d'india. Venti bracciate nella nuova scrittura italiana
AA.VV. 
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Racconti, Italia 2005
264 pp.
Prezzo di copertina € 14
Curatore: Marco Nardini
Editore: Nuova dimensione , 2005
ISBN 88-89100-15-X


Nuova dimensione
www.semidificodindia.it


L’estate sullo sfondo di 20 racconti che ne illuminano il versante meno usuale e scontato: interpretazioni di una stagione che “si interrompe a settembre con quello che è il nostro capodanno biologico, chiude stagioni, epoche, età, vite intere. Le chiude per riaprirle differenti. L’estate è il tempo dei project leader”.

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Semi di fico d'india: È tempo di raccolta

Non mi sono mai fidata delle parole, tanto meno di quelle scritte, puntello troppo debole per reggere un pensiero, anche un pensiero fatto di sfuggita. Non mi sono mai fidata delle parole, ma è da qualche parte che ho letto che il corpo dell’uomo assomiglia, in qualche maniera, a una mappa geografica. Una mappa non tanto diversa da quelle dei pirati, disegnata con penne d’oca su pergamene in grado di resistere al tempo e alle tempeste, come ai desideri degli uomini.

Due anni di gestazione il tempo necessario per la pubblicazione dell’antologia, concepita durante un’estate da Marco Nardini e portata a termine nella sempre culturalmente vivace Bologna. Tutte under 40 le giovani penne assoldate da Nardini, alcune di esse già affermate e conosciute (Nicola Lagioia, Michele Monina, Paola Presciuttini e Francesca Mazzucato) altre meno (Gian Michele Lisai Senes, Massimo Tucci, Deborah Rim Moiso) in ogni caso tutte di “qualità”. Clima estivo suggerito da una copertina dai colori accesi e dal sottotitolo della raccolta (le bracciate evocano chiaramente il mare), tutto appositamente creato per proiettare il lettore in quello stato d’animo sospeso e straniante tipico delle “ferie d’agosto”, che in Italia fa spesso rima con solitudine, fobie, allucinazioni, violenza, omicidio. Non sorprende e non stride quindi che una delle associazioni più ricorrenti in queste pagine sia quella dell’atmosfera rarefatta e vacanziera con l’atto violento perpetrato nell’allucinazione dell’afa, magari della provincia italiana (associazione suggerita da Jadelin M. Gangbo in Sting è molto strano, da Gabriele Dadati in Alcune cose tremendamente sbagliate e da Gian Michele Lisai Senes in Quarti di vacca). Ma c’è spazio per interpretazioni anche meno violente, seppur mai tranquillizzanti: il viaggio come momento di riflessione profonda (Cinque quarti di luna per Lucia di Michele Monina) o l’estate erotica delle avventure e delle prime esperienze sessuali (Un gusto provinciale, Francesca Mazzuccato; Neva e me, Marco Motta; Chiedilo agli angeli, Gianluca Mercadante). Una antologia tematica che, a differenza di molte altre pubblicate, non lascia un senso di dispersività in chi legge e voglia farsi un’idea del futuro del panorama letterario italiano, al di là delle etichette, in una zona franca priva della velleità di riconoscersi in un genere o in un gruppo. L’aspetto migliore dell’antologia è proprio qui, nel giusto equilibrio tra l’individualità del singolo autore, e una forte e spontanea coerenza di intenti che ha permesso, ad esempio, a Davide Sapienza di comporre un “trailer” iniziale con un intelligente taglia e cuci di brani tratti dai 20 racconti (ne è quindi il primo o, se vogliamo, il ventunesimo), esperimento che non sarebbe potuto riuscire se il substrato dell’intero edificio non fosse stato comune e coeso.

Benedetta Ferrucci  (20-10-2005)

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