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L'incisore di Lione
Reconstrucción
Antonio Orejudo 
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Romanzo, Spagna 2005
200 pp.
Prezzo di copertina € 15
Traduzione: Silvia Sichel
Editore: Neri Pozza , 2005
ISBN 88-545-0081-X


Neri Pozza

Nell'Europa del sedicesimo secolo, un giovane predicatore, Bern Rothmann sconvolge la città di Münster ribaltando le gerarchie cattoliche in nome dei principi primordiali del cristianesimo. Riapparirà, anni dopo, a Lione con il nome di Joachim Pfister e si ritroverà incaricato dall'Inquisizione di scoprire l'autore di un manoscritto eretico.

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L'incisore di Lione: Pezzi d'uomo, ritagli di fede nell'Europa dell'Inquisizione

Certo che credo in qualcosa. Credo nelle pernici marinate, credo in questo vino, credo nel coito, credo un po' nell'amicizia, ma non troppo. E credo che nessun ideale, per quanto bello e giusto possa sembrare, meriti il sacrificio anche di un solo individuo.

L'insurrezione di Münster, in Germania, nel 1535, fu uno degli innumerevoli episodi contro le istituzioni cattoliche in coda alla scissione di Martin Lutero. Per un brevissimo periodo, prima di essere travolte dalle forze della restaurazione, la città fu teatro di un'inedita libertà religiosa. All'interno di questa rivolta Antonio Orejudo proietta il personaggio ambivalente di Bernd Rothmann alias Joachim Pfister. Il primo, cresciuto alla corte del vescovo cittadino, gioca un ruolo predominante nelle sommosse di Münster, ma sparisce giusto in tempo ad evitare i saccheggi e i massacri. Riapparirà con il nome di Joachim Pfister e una ritrovata abilità artigianale (di incisore, a Lione, da cui il titolo, appunto) che lo porta ad essere incaricato da Matthieu Ory, supremo inquisitore di Francia, a scoprire chi sia l'autore di un volume eretico e pericoloso, Christianismi restituito. E' l'ambiguità, in fondo, il tema che distingue L'incisore di Lione: quella dei rivoluzionari che poi si perdono nei bagordi, quella dei restauratori che poi si trasformano in massacratori, quella dei fedeli che bruciano una donna solo perché la sua fattoria prospera più delle altre (e quindi deve essere per forza una strega), quella di Bernd Rothmann che si trasforma in Joachim Pfister. Antonio Orejudo la racconta con disinvoltura, con una sottile vena ironica, ma anche con la precisione e il gusto del dettaglio di un narratore acuto e profondo.

Marco Denti  (18-10-2005)

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