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Anche una sola lacrima
Anche una sola lacrima
Franco Limardi 
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Romanzo, Italia 2005
181 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Marsilio Black , 2005
ISBN 88-317-8580-X


Marsilio

Lorenzo Madralta, ex militare di carriera con alle spalle la tragica esperienza del Libano, è il responsabile della sicurezza di una centro commerciale di provincia. Sembra andargli tutto bene, ma in fondo non è così e le tentazioni sono dietro l’angolo. Si lascerà coinvolgere nel più classico dei colpi. Ma, come al solito, niente è facile come sembra.

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Anche una sola lacrima: Il gusto amaro di un sogno

Mi guarda stralunata, forse pensa che sia improvvisamente impazzito e forse ha ragione, ma dovrei spiegarle la gratitudine che le devo per avermi tirato in questa storia, facendomi provare il gusto strano che ha la vita, il sapore salato delle illusioni… troppo difficile.

Sulla scia del successo di Romanzo Criminale, di cui è prossima l’uscita in versione cinematografica, la collana Black di Marsilio propone un’altra “crime story” tutta italiana, opera seconda di una promettente autore il cui esordio si era fatto notare anche in sedi ufficiali (L’età dell’acqua Derive Approdi menzione speciale al Premio Calvino 2000). Limardi scrive un vero e proprio hard boiled, calandolo nella vischiosa provincia italiana, sotto la cui superficie di fatta di gente perbene e apparente benessere si agitano tensioni criminogene molto pericolose. Veloce, senza fronzoli descrittivi, ma capace di colpire con poche parole taglienti nei momenti giusti, Anche una sola lacrima rispetta non solo i canoni stilistici della letteratura nera americana, ma anche quelli contenutistici ricalcandone tutti i topos (ineluttabilità del fato, la esiziale aspirazione di emergere da una condizione di frustrazione umana e sociale, persino una sorprendente dark lady lolita). Anche il protagonista Madralta è in fondo un puro, vittima del suo sogno (una spiaggia bianca, il sorriso di una donna…) che fa esplodere in lui quell’inquietudine che covava sotto la patina leggera del torpore necessario per tirare avanti nel logorio di una vita piatta e senza orizzonti. Insomma tutto quadra nella poetica del noir. Fin troppo: tanto che, più che il Kitano (per la verità non eccelso) di Brother cui è dedicato un ringraziamento per l’ispirazione e le atmosfere, sembra di rivedere Rapina a mano armata di Kubrick o Giungla d’asfalto di John Huston. Anche se nell’inevitabilmente tragico finale, in cui non c’è salvezza per nessuno, è lecito trovare una spunto di originalità e di poesia nel ringraziamento rivolto da Madralta al suo carnefice per avergli fatto assaporare il gusto, amaro, di un sogno da inseguire.

Simone Veritiero  (03-10-2005)

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