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Afa
Afa
Alessandro Pera 
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Racconti, Italia 1999
90 pp.
Prezzo di copertina € 6,50
Editore: Odradek , 1999
ISBN 88-86973-12-8


Odradek

Sei racconti. In una torrida giornata d’agosto, Alvaro cerca la sua amante Marina per ucciderla, perché gli ha rubato una grossa cifra per acquistare cocaina; un condominio viene sconvolto da un’orribile e persistente puzza che invade la tromba delle scale; in una cittadina assediata un ragazzo frequenta una scuola di scrittura creativa; un tribunale condanna un uomo ad una pena davvero insolita: vivere la propria vita; uno scrittore osserva i suoi compagni di viaggio su un affollato autobus cittadino; una ragazza sogna ad occhi aperti in un bar durante la pausa-pranzo...

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Afa: Kafka al capolinea del 719

Alla fine del mese, come era venuto, l’odore sparì nella notte come un inascoltato presagio.

Un gruppo di figure indistinte, un’immagine distorta dalle vampate di calore che salgono dall’asfalto. Periferia desolata, sole che brucia, odore di benzina. C’è un malavitoso di borgata, stretto nella canottiera sudata, la pistola nella cintola; c’è una donna senza tetto, che parla da sola e si guarda intorno con circospezione, circondata da chissà quali incubi; c’è un gruppo di condomini inferociti, lo stesso sguardo del branco di contadini armati di torce e forconi che assediano il mostro in fuga nel finale di Frankenstein; c’è una contadina cinese, calli alle mani e sguardo metà saggio metà animale. I protagonisti di racconti di ordinario terrore urbano, le vittime di un’afa che non è solo barometrica ma anche spirituale: una spada di Damocle, un peso sullo stomaco, una zavorra dell’anima, una museruola. L’esordiente Alessandro Pera si presenta con un’antologia di racconti (selezionata al Premio Strega 2000) emozionante ma un po’ troppo eterogenea: il noir metropolitano dei primi racconti della raccolta, pieno di energia acerba ma sincera, lascia infatti gradualmente posto ad una vena surreale meno sorprendente e grintosa, ma comunque in grado di regalare episodi efficaci come “La favola del condannato” e “Il maestro di scrittura”. Un autore promettente, capace di giocare “sui diversi registri del linguaggio metropolitano senza divenire vittima di nessuno di essi”, come recita correttamente la quarta di copertina.

David Frati  (20-09-2005)

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