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Il cono di luce del futuro dell'evento
Il cono di luce del futuro dell'evento
Giambattista Avellino 
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Noir, Italia 2004
132 pp.
Prezzo di copertina € 13
Postfazione: Giancarlo De Cataldo
Editore: Instar , 2004
ISBN 88-461-0063-8


Instar

Un uomo affetto da acromatopsia, un difetto visivo che rende impossibile distinguere i colori e causa una grave intolleranza alla luce trova lavoro come guardiano notturno di una fabbrica. Il lavoro ideale, apparentemente: solitudine, buio, tranquillità. Ma una strana novità viene a turbare le notti del guardiano: una enigmatica figura femminile appare ogni tanto nei monitor del sistema di sicurezza a circuito chiuso. Un’allucinazione? Un fantasma? Una provocazione? Una seduzione? Mentre l’uomo è ancora indeciso, la situazione precipita, perché la donna misteriosa uccide il direttore della fabbrica. Con la pistola del guardiano notturno...

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Il cono di luce del futuro dell'evento: Circuito chiuso

Sto per rimuovere e occultare un cadavere: non ha senso, ma è quello che mi appresto a fare.

Due esordi in un romanzo solo: primo titolo di autore italiano del catalogo Instar e opera prima di un autore molto noto e apprezzato nell’ambiente televisivo (ha scritto testi per numerose trasmissioni tra le quali Le Iene e L'Ottavo Nano e per il duo di cabarettisti tv Ficarra & Picone). Con un background simile, Giambattista Avellino non poteva non esplorare (per distrarsi, riscattarsi, vendicarsi, riposarsi?) territori oscuri, claustrofobici, violenti e disperati. Un approccio che si incarna già dalle premesse, con una vicenda tutta narrata in prima persona da un protagonista malato, solitario, disadattato, che viene sbattuto suo malgrado in una vicenda apparentemente senza via d’uscita. Ronzio di neon, sensualità da videoclip anni ’80, telecamere a circuito chiuso, ferro, plexiglass, puzza di polvere da sparo, direttori del personale arroganti, lame di luce che affettano un buio mai così buio: la vita del protagonista è uno spazio chiuso, una tana spoglia ma sicura. Ma nel mondo in bianco e nero del misantropo affetto da acromatopsia (un raro difetto ereditario della vista, presente fin dalla nascita, che si manifesta con cecità completa o incompleta ai colori, estrema sensibilità alla luce e bassissima acuità visiva) si insinua una femme fatale disinibita, spietata ed irresistibile che come nella migliore tradizione noir avvince il malcapitato in una tela di ragno dalla quale è quasi impossibile uscire vivi. Un romanzo poco ‘italiano’ – per fortuna - che ha il piglio del soggetto cinematografico tanto è ‘visivo’ (anche nelle scelte estetiche, fateci caso: un protagonista voyeur suo malgrado affetto da una malattia degli occhi, un’altra che si mostra come in un rituale esibizionista alle telecamere di videosorveglianza emergendo da angoli bui, un titolo che fa riferimento ad un fenomeno astronomico legato alla propagazione della luce, quello per il quale se il Sole esplodesse sulla Terra ce ne accorgeremmo con un ritardo di otto minuti, otto minuti durante i quali vivremmo normalmente, ignari della fine incombente) e che promette un futuro luminoso. A pensarci bene, non potrebbe essere altrimenti, no?

Carla Arduini  (20-09-2005)

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