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Sensi di viaggio
Sensi di viaggio
Marco Aime 
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Diario, Italia 2005
115 pp.
Prezzo di copertina € 9
Editore: Ponte alle Grazie , 2005
ISBN 88-7928-758-3


Ponte alle Grazie

Viaggiare è un mito dei nostri tempi ma anche un prodotto di pronto consumo che offre spesso emozioni preconfezionate. Dalla Scozia al Marocco, dall’Equador a Jaipur, Marco Aime, antropologo e viaggiatore, racconta con occhio limpido paesaggi, persone, atmosfere, sensazioni ed emozioni, cercando di eliminare ogni luogo comune ed ogni approccio consumistico al viaggio. In una serie di brevi aneddoti racconta “il viaggio” come se fosse un’esperienza sempre nuova, senza pregiudizi, mode, atteggiamenti, bagaglio culturale a carico o chissà quanti altri vizi ed abitudini. Ed invita, perché il viaggio torni ad essere un’esperienza autentica ed unica, a viverlo sul proprio corpo provando senza paura le sollecitazioni che provengono dall’esterno: il piacere di sudare e di rabbrividire, di rimanere abbagliati dal sole o di sentire la sabbia sulla pelle, o lo sgomento di ascoltare l’urlo assordante delle cascate.

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Sensi di viaggio: Il viaggio attraverso i dettagli

L’umidità che ti sfianca. Ti abbatte mentre tu stai a fissare l’inutile sforzo del ventilatore che agita le sue pale dal soffitto. Il bruciore secco del sole del deserto, lo schiaffo del vento di montagna che si affanna sotto la luna alpina. Il sudore che ti solleva, imbarazzante, la pelle. La polvere rossa di una pista africana che ingessa i capelli, intasa il naso, inaridisce la bocca. Nei sogni non si suda, non ci si sporca, non ci si deve mai lavare.

Si concentra su un dettaglio o su un colore, sull’espressione di qualcuno incrociato di sfuggita in un luogo remoto o sull’odore di un frutto esotico, sullo sbuffare di un trenino che arranca per una china o su uno scampolo di ricordo creando per ognuno di questi qualcosa che è come una foto, ma fatta con le parole. Questo è Sensi di viaggio, un taccuino di appunti raccolti tra il 1979 e il 2002 in luoghi talmente vari e lontani tra loro da toccare quasi tutto il mondo: da Rangoon ad Algeri, dalla California a Katmandu, da Guayaquil a Torino dove si scopre che un’alba piemontese può avere lo stesso fascino di un tramonto africano, se guardata con lo stesso sguardo ingenuo. E così, tra un ricordo ed una citazione letteraria arriva dal libro un messaggio chiarissimo: il mondo non è solo quello delle guide turistiche, dei documentari, dei libri dove non viene tralasciata alcuna informazione. E la domanda sorge spontanea: lo si può ancora “sentire”, il mondo, come lo sentivano i viaggiatori di tempi meno globalizzati? Lo si può guardare con lo stesso entusiasmo? Marco Aime lascia pensare che sia possibile; lui senza dubbio ci riesce e viaggia, da solo, da più di vent’anni. I suoi appunti regalano brevi viaggi, mentali, ma soprattutto fanno venire voglia di preparare uno zaino e partire davvero, perché, come afferma anche l’autore nella prefazione: “Non è vero che i viaggi avvengono nella testa, che si può viaggiare rimanendo a casa, che si possono fare viaggi stupendi con la mente. No, non è vero. Il viaggio nasce nella testa, matura, ma per esistere ha bisogno di assorbire linfa attraverso i sensi, toccare, sentire, annusare, assaggiare.”

Simonetta Degasperi  (09-09-2005)

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