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Lucidi corpi
Body
Harry Crews 
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Drammatico, Stati Uniti 1990
250 pp.
Prezzo di copertina € 13,50
Traduzione: Massimo Bocchiola
Editore: Meridiano Zero , 2005
ISBN 888237104-2


Meridiano Zero

Nel corso di un concorso di bodybuilding, i contrasti tra gli avversari e le relative squadre vengono travolti dall'arrivo della famiglia sudista di una concorrente che scatena un turbinio di eventi devastanti e destinati a sconvolgere un mondo effimero e insieme brutale.

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Lucidi corpi: Questione di pelle

Io mi controllo sempre, cristo se mi controllo. E' 'sto mondo del cazzo, che il controllo non ce l'ha.

Visto da Harry Crews, il bodybuilding non è né uno sport né uno spettacolo. Piuttosto, è un'arte vicinissima alla scultura con la differenza che il materiale su cui lavorano manager e allenatori (che nel caso di Lucidi Corpi e, pare di capire, nella realtà, sono sempre i campioni di una volta, ancora testimoni del proprio fallimento) è proprio il corpo umano (Body, nel titolo originale) fatto di fibre, pelle, ossa e quant'altro. Compreso il cuore, che è uno dei muscoli più sollecitati in Lucidi Corpi: l'aspirante campionessa Shereel Dupont nasconde nel suo intimo una provincialissima e fragile Dorothy Turnipseed. In suo aiuto e/o per celebrare il suo imminente successo arriva al Blue Flamingo Hotel di Miami, dove si svolge il più imporante concorso di bodybuilding del momento, l'intera sua famiglia (direttamente dai campi della Georgia) con tanto del suo primo amore al seguito, tale Nail Head. Reduce dal Vietnam, inevitabilmente sbiellato è un personaggio inquietante che se ne va in giro con un arsenale che comprende: a) un coltello da combattimento, sempre pronto all'uso; b) una 357 carica e oliata; c) una granata. Da qui in poi è più interessante scoprire da soli cosa succede in Lucidi Corpi perché Harry Crews firma un capolavoro che con ritmo (incessante), tensione (a tratti palpabile) e una precisione micidiale sconquassa le logiche elementari dell'american dream. Allo scopo il bodybuilding diventa solo la perfetta metafora: puoi essere quello che vuoi (non a caso tutti hanno due o tre nomi diversi), basta che lo vuoi. Non è vero, se mai lo è stato e Harry Crews, con una lucidità e un'ironia che rasentano il cinismo, racconta così, tra le stanze di uno squallido hotel, fiumi di whiskey, corpi coperti di sudore, il sogno che diventa l'incubo. Fin da adesso, tra i migliori romanzi di quest'anno.

Marco Denti  (21-07-2005)

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