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Una vita fuori gioco
Una vita fuori gioco
Ezio Vendrame 
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Autobiografia, Italia 2004
145 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Rizzoli , 2004
ISBN 88 17 00309 3


Rizzoli

Pensieri e parole, l’universo interiore e non solo dell’ex calciatore poeta innamorato della vita, della libertà e dell’amore in tante piccole pillole di poesia in prosa.

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Una vita fuori gioco: Autobiografia in pillole

Mi rattrista che i decenni passino così in fretta. Sono spaventato dalla morte: se potessi mi rifiuterei di morire. Non so chi o cosa mi ucciderà, ma per la troppo accesa emotività sono sempre più convinto che sarà un’emozione la mia assassina.

Dopo una partecipazione, non capita dal pubblico e contestata da alcuni critici, all’ultimo Festival di San Remo è uscito nel settembre del 2004, questa volta per una grande casa editrice (Rizzoli), Una vita fuori gioco, di Ezio Vendrame. Tra i pochi, forse inguaribilmente ingenui, disposti a credere che, nonostante la sua risaputa allergia al mezzo televisivo testimoniata anche in una breve intervista rilasciata a Lettera nel 2003, Ezio abbia accettato di intervenire alla vetrina della canzone italiana, non per motivi di autopromozione ma per amicizia (per Bonolis) e per amore (della musica) c’è anche il sottoscritto. Il motivo è che i tanti che non la pensano come me molto probabilmente non hanno letto nulla di Vendrame, compreso questa più recente esposizione della sua anima “spalancata” per diventare un “porto”.
Ancora una volta, Vendrame porta se stesso dinanzi allo specchio della pagina scritta senza il minimo pudore. Tra piccoli episodi di vita quotidiana del suo pezzo di Italia e i personaggi nascosti tra la gente comune e non, tornano i temi cari dell’amore, della libertà, della poesia che avevamo già imparato a conoscere.
Ma c’è qualcosa di diverso stavolta. Si avverte una nota più cupa nelle parole. Vendrame è sì ancora drogato di emozioni, ma per la prima volta si legge anche di vecchiaia e, apertamente, persino di morte e dello spavento della fine. La fine delle cose, di tutte le cose, sembra essere una costante dei rapidi lampi di vero che costituiscono questo libro. Sembra giunto per lui il tempo di guardarsi indietro e di tracciare una linea tra un passato, ormai lontanissimo, di una vita consumata avidamente a morsi ed un presente nel quale assaporare le emozioni centellinandole in silenzio e solitudine. Le parole, velate da questo senso di rassegnazione, giungono meno violente di prima, meno urlate, ma più consapevoli, si direbbe più mature e forse più belle e intime. Più toccanti.
I critici televisivi farebbero meglio a leggerle.


Simone Veritiero  (18-07-2005)

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