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Il dono del diavolo
The Man in My Basement
Walter Mosley 
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Noir, Stati Uniti 2004
222 pp.
Prezzo di copertina € 14
Traduzione: Giuseppe Costigliola
Editore: Fanucci , 2005
ISBN 88-347-1100-9


Fanucci

Charles Blakey, un giovane di colore, accetta di affittare la sua cantina ad uno sconosciuto che gli offre una cifra enorme, e anche di eseguire tutti i suoi ordini. Il primo è quello di costruire, dentro la cantina, una gabbia con il materiale che gli viene recapitato. Dopo dovrà servire i pasti all’uomo che si rinchiude di sua volontà dentro la gabbia. Dopo ancora...

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Il dono del diavolo: La natura del male

La sua esistenza potrebbe essere definita un fallimento. Sino a ora, ha buttato via ogni attimo della sua vita. Tuttavia si è conservato del tutto innocente, mentre io, che ho cambiato il corso della storia delle nazioni, non sono degno di chiamarla amico.

E’ costruito in un mirabile equilibrio su tre parti, il noir dell’anima dello scrittore di colore Walter Mosley, in un crescendo di suspense ed un infittirsi di tenebre. Anche letteralmente, perché si allungano i giorni in cui Charles lascia il suo prigioniero, Anniston Bennet, chiuso al buio nella cantina trasformata in prigione. Buio di fuori e buio di dentro, quindi. La prima parte è introduttiva al personaggio narrante, il trentatreenne Charles Blakey: orfano di padre e di madre, disoccupato (è stato cacciato via dalla banca in cui lavorava), con un problema di alcolismo, un’ipoteca sulla casa, nessun legame sentimentale, due amici con cui beve e gioca a carte. Un uomo molto solo, non cattivo- anche il furto di cui è stato accusato è avvenuto per caso: aveva bisogno di soldi, ne aveva preso un po’ pensando di restituirli, e poi altri ancora, e poi lo avevano scoperto. Troppo indolente per concludere qualcosa, aveva abbandonato l’università al secondo anno. Il cambiamento inizia quando- ed è la seconda parte- lo sconosciuto Bennet (che peraltro, invece, sa tutto di lui) lo contatta per prendere in affitto la sua cantina. Offre un sacco di soldi, ma Charles dovrà obbedire le istruzioni alla lettera e alla cieca: prendere o lasciare. E Charles prende i soldi e inizia a “fare” qualcosa: ripulisce la cantina prima di tutto, scopre tanta robaccia ma anche abbondante materiale che ha valore di antiquariato, la documentazione del passato nero d’America. Una storia famigliare di cui Charles si vanta, perché i suoi antenati non sono arrivati come schiavi, sono stati dei coloni come i bianchi- prova ne sono le tre bellissime maschere etniche di avorio che trova in mezzo alle altre cose, diari, lettere, quadri di un certo valore antropologico. Sembra che i soldi, quando arrivano, arrivino tutti in un colpo, perché tutti questi reperti valgono parecchio. Adesso Charles è pronto per la terza parte, quella del cambiamento più intimo e sconvolgente che lo porta a interrogarsi sul male e ad addentrarsi in esso. Perché Anniston Bennet si fa rinchiudere da Charles in una gabbia che gli ha fatto costruire nella cantina: ci passerà sessantacinque giorni e Charles sarà il suo carceriere. E Charles osserva i cambiamenti su se stesso- e noi li osserviamo con lui: dapprima dubbioso e restio, poi curioso, poi apertamente indagatore. Di che cosa si vuol punire Anniston Bennet? Il carceriere involontario diventa un giudice ed un aguzzino e il prigioniero volontario diventa l’indagato colpevole che si autoaccusa. Delitto dopo delitto, crimine dopo crimine, contro individui e contro popoli, crimini tradizionali ed esproprio di organi, con armi comuni e con quelle della finanza. Alle confessioni seguono le punizioni inflitte dal carceriere. Il quale però è controindagato: è forse perché è un fallito che Charles è incapace di operare il male su vasta scala? Chi butta via la sua vita, resta anche al margine della vita. Al lettore scoprire il finale di questo romanzo che si legge d’un fiato, seguendo le frasi asciutte del protagonista, colme di un’autoironia che evita la facile compassione.

Marilia Piccone  (16-07-2005)

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