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L'era del porco
L'era del porco
Gianluca Morozzi 
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Romanzo, Italia 2005
296 pp.
Prezzo di copertina € 15
Editore: Guanda , 2005
ISBN 88-8346-836-4


Guanda

Lajos suona in una band scalcinata che cambia un bassista al mese, ha scritto un romanzo per una casa editrice piccolissima, non vede il padre da vent’anni e ha grossi problemi con le ragazze. Di problemi ce ne sarebbero abbastanza, però lui va pure ad innamorarsi di Elettra, chitarrista di una all-girls band chiamata Lingueveloci. Elettra è freddissima, non dorme mai e ha uno strano concetto del sesso. Il povero Lajos si è cacciato in un bel guaio...

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L'era del porco: Quattroquarti

Comincio a pensare che gli intrecci narrativi degli X-Men non siano poi così inverosimili, alla fine.

Vabbè, allora ditelo.
Rock, fumetti, ragazze, calcio, libri, alcol e problemi. Tolto il cibo, non è che rimanga molto altro di interessante in giro. E Morozzi che fa? Schiaffa tutto insieme, ce lo incarta ben bene e ci sorride di là del bancone: “Mangi subito o porti via?”. Certo che mangio subito, che domande: il libro si inghiotte in un paio d’ore bulimiche, come un bustone formato famiglia di patatine il giorno prima di cominciare la dieta. Leccandosi pure le dita alla faccia di.
Dopo averci fatto intravedere una possibile via italiana al thriller metropolitano che non necessariamente debba tradursi in uno scimmiottamento da periferia dell’Impero con il suo precedente romanzo Blackout, Gianluca Morozzi ha insomma calato la carta a sorpresa di un libro che viaggia su registri del tutto diversi. Per usare una metafora musicale, ché il Morozzi è uno che mastica, siamo passati dallo speed industrial sghembo e sincopato dei Prong alla gioiosa linearità ormonale quattroquarti dei Green day. Per usare una metafora calcistica, ché il Morozzi è uno che va in curva da quando è entrato nella pubertà, siamo passati dal catenaccio cupo, ossessivo e criptogay dell’Italia di Bearzot alla sbarazzina Sampdoria di Mancini e Vialli e del surreal-etilico Boskov. Morale della favola: L’era del porco ha tutte le caratteristiche per piacere a molti, per fare gola a Muccino & cloni, per rappresentare il trampolino di lancio dello scrittore bolognese nel flusso dorato del mainstream (boinnnng>splash), ha il personaggio dell’Orrido che è simpatico da morire, è un romanzo carino, divertente, si legge d’un fiato, è pieno di riferimenti giusti e di quelle citazioni , però è anche un po’ meno coraggioso dei libri precedenti, un po’ più commerciale, decisamente meno sorprendente. E’ arrivato il momento del colpo di genio alla Detari. Vai, Lajos. Vai, Gianluca.


David Frati  (15-07-2005)

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