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Nemmeno il destino
Nemmeno il destino
Gianfranco Bettin 
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Romanzo, Italia 1997
117 pp.
Prezzo di copertina € 6,50
Editore: Feltrinelli , 1997
ISBN 88-07-81792-6


Feltrinelli

Nemmeno il destino racconta le vicende di Alessandro, un giovane che vive con la madre malata alla periferia di una grande città. Alessandro è un ragazzo taciturno e schivo, ha pochi amici con i quali trascorre giorni interi in motorino vagando per i lotti popolari. Col tempo i suoi semplici affetti vengono meno: un suo amico sparisce nel nulla, un altro si toglie la vita gettandosi col motorino dall'ultimo piano di un palazzo in costruzione, la madre comincia a dare segni di pazzia. Con un gesto folle ed incosciente dà fuoco ad una casa, finendo così in carcere. Da qui, come la scalata ad una vetta alpina, la lenta risalita verso la libertà.

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Nemmeno il destino: Luce a Nordest

Temi il destino, ma non rispettarlo.

C’è bisogno, oggi più che mai, di romanzi come Nemmeno il destino. In una società sedotta e adulterata dall’immagine come quella italiana dei nostri giorni, questa storia rappresenta in forma semplice e volontariamente umile l’esigenza di un nuovo verismo, di tematiche narrative e modalità di scrittura più aderenti alle realtà e ai linguaggi “comuni”, ma non per questo meno inesplorati. Si può forse parlare di narrativa sociale, coerentemente con il percorso politico di militanza dell’Autore. Sullo sfondo il Nordest, il Nordest vero, non quello neoborghese delle ricchezze facili e sgargianti bensì la periferia di Mestre, plumbea, sulfurea e salmastra; vite difficili ma dignitose, dialoghi di silenzi, più che di parole. Alessandro rappresenta l’eroe demitizzato, non tanto nella forma stereotipata di chi “debba salvarsi” da un destino fatale e ingiusto (come un’eccessiva produzione cinematografica e letteraria del Neorealismo italiano ci ha forse purtroppo negli ultimi anni abituato ad accogliere come necessario al successo di una trama), ma di chi sappia accettare la propria sorte con orgoglio e dignità, sfidandola a viso aperto senza facili moralismi. Bettin ha mano felice nello scrivere questo breve romanzo, tratteggiando le psicologie dei personaggi, in bilico tra disagio e speranza, con semplicità e vena di carattere. Dicotomie tra luci ed ombre che emergono anche dagli scenari dei contesti, quello cittadino (tra le righe Marghera, città natale di Bettin), impuro e degradato, e quello incontaminato delle Dolomiti, metafora della speranza in una redenzione laica, appena possibile forse ma pur sempre viva. Le Dolomiti dove Alessandro ritroverà la luce (fortunatamente senza buonismi inutili da parte dell’Autore). Quella di Bettin in Nemmeno il destino è la piccola epica del quotidiano; non si può non solidarizzare e simpatizzare, anche nelle vicende più difficili, con i personaggi di questo romanzo, uomini pulsanti, carnali e inquieti, nulla a che fare con un qualsiasi, plastico e gommoso, “amico di sera”…

Alberto Campagnolo  (06-07-2005)

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