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Per cosa si uccide
Per cosa si uccide
Gianni Biondillo 
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Giallo, Italia 2004
285 pp.
Prezzo di copertina € 14,50
Editore: Guanda , 2004
ISBN 88-8246-652-3


Guanda

Michele Ferraro fa il poliziotto in uno dei quartieri della periferia di Milano: Quarto Oggiaro. Questo, oltre ad essere un luogo poco frequentato da chi non ci deve vivere, è anche il posto dove l’ispettore Ferraro è nato e cresciuto. Più che un quartiere marginale di una grande città, è un piccolo paese dove chi ci abita da sempre si conosce e dove ognuno sa tutto di tutti. Le stagioni passano, i quartoggiaresi aumentano e i casi in cui Ferraro si imbatte vanno dall’uccisione di un cane, al misterioso investimento di un notabile e potente costruttore milanese, fino ad una delicata e complicata indagine in cui il ruvido sbirro si trova a dover scagionare uno dei suoi amici d’infanzia da un’accusa di omicidio senza essere troppo convinto della sua innocenza.

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Per cosa si uccide: “Ferraro sono!”

Tutto cominciò con quel cane sgozzato. Se l'era fatto raccontare con calma da Comaschi. Pare che il padrone l'avesse relegato sul balcone. Non lo muoveva mai da lì, di giorno di notte, sempre. Cagava, pisciava, ululava a qualunque ora del giorno, un cagnone enorme, nero, spaventoso. I vicini non ce la facevano più.

Dopo lo spiazzamento iniziale dettato dal fatto che sembra di immergersi in un mondo completamente nuovo, problema che probabilmente non avrà chi conosce Milano, milanesi e affini, si comincia a farsi strada nella realtà dell’ispettore Michele Ferraro. Si inizia a capirlo, a conoscerlo, ad farsi domande sulla sua vita privata oltre che sul suo lavoro. Ci si affeziona ad un poliziotto, ai suoi colleghi, simpatici ed antipatici, al commissariato sfigato piazzato in un quartiere periferico, alle storie grandi e piccole che sfiorano l’attività investigativa del protagonista. Ci si affeziona a Ferraro come è successo per Montalbano, due tutori dell’ordine sui generis, che operano in luoghi opposti dello stivale, ma che, oltre ad una definizione tutta nuova di sbirro, conquistano i lettori con la loro umanità e, soprattutto, fallibilità. Niente uomini tutti d’un pezzo, niente yes-man, niente Rambo pronti a tutto; due uomini con un ottimo intuito che fanno il loro lavoro con moderata passione, ottenendo ottimi risultati. Il romanzo di Biondillo si stempera attraverso le stagioni, che prendono il posto dei capitoli e scandiscono, insieme al passare del tempo, i casi in cui l’ispettore Ferraro si trova coinvolto. Un romanzo giallo un po’ diverso dal solito; composto da tanti casi diversi che, magicamente, non danno un’idea di frammentazione ma riescono a regalare un equilibrato e godibilissimo insieme. Le vicende dell’ispettore Ferraro cominciano con l’indagine su un cane sgozzato, mostrando subito che non sempre ci si trova davanti a casi polizieschi da giallo americano, ma che, come è in realtà, la capacità e il valore di una persona si misurano anche dalle cose più piccole per imbattersi, con il passare del tempo, in casi sempre più complessi ed avvincenti.

Alice Scolamacchia  (22-06-2005)

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