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Margherita Dolcevita
Margherita Dolcevita
Stefano Benni 
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Romanzo, Italia 2005
208 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Feltrinelli , 2005
ISBN 88-07-01677-X


www.stefanobenni.it
Feltrinelli


Un cartello “Lavori in corso”, una casa a forma di cubo costruita a tempo di record e la vita di Margherita, adolescente sensibile e fantasiosa, cambia bruscamente. Dalla nuova costruzione sembra infatti diffondersi una sorta di mesmerica influenza, un ultrasonico incantesimo che rende i suoi genitori e il fratello maggiore del tutto succubi del fascino sintetico e perverso dei nuovi vicini. Margherita, immune dalla mania, indaga. Chi sono i Del Bene e come fanno a conoscere i desideri più profondi dei suoi famigliari? Perché chiunque si mostri loro ostile sembra destinato a una brutta fine? Chi è Angelo, l’inquietante ragazzino di cui Margherita si sta innamorando? Qual è il diabolico piano che si nasconde dietro agli edifici a forma di cubo che hanno cominciato a spuntare come funghi in città?

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Margherita Dolcevita: Quando gli uomini non sapranno più vedere la danza della polvere

Se avessi tre anni di più, fossi dieci chili in meno, e avessi le gambe più lunghe e il culo più alto e le tette più a punta e le orecchie più piccole e fossi ricca e abbronzata e avessi un levriero e mi chiamassi Daisy Sweetlife, insomma con questi piccoli ritocchi mi baceresti?

Qualcosa di orribile sta per accadere. Margherita lo sente, coglie i segnali, gli indizi della catastrofe. Coraggiosa e combattiva tenta di contrastare la malia del Cubo nero e le lusinghe dei viscidi Del Bene, profeti di un mondo futuro ordinato e sintetico, botulinizzato e plastificato, lobotomizzato dal tubo catodico e bonificato da tutti i diversi, perché portatori sani di dissidenza. Un mondo di cartesiano ordine, un mondo senza polvere, come lo vorrebbe Madame Del Bene, che a casa ha un impianto di biobonificazione dell’aria, per filtrarne anche il più piccolo granello. Ma è nella polvere che danza la vita e Margherita lo sa, come lo sa suo nonno, che è chiuso in clinica da quando una moto pirata l’ha investito. Incidente o diabolico stratagemma dei vicini per allontanare un loro strenuo avversario? Sempre più sembra prendere corpo l’ipotesi di una machiavellica cospirazione orchestrata da forze oscure decise a conquistare menti e cuori, a rendere gli uomini ubbidienti soldatini di una falange violenta e razzista, omicida in nome del profitto, distruttrice della natura, irrispettosa del passato e della memoria. La resa dei conti, tragica e violenta, non chiarisce il mistero, non svela se le morti sospette e le sparizioni improvvise siano legate a un piano criminoso o siano semplici incidenti di percorso delle magnifiche sorti e progressive cui è destinata un’umanità ormai educata alla paura e alla guerra e privata per sempre della sua infanzia. Un’umanità dal cuore freddo che non fa una piega se il cemento annega i prati, se i vecchi sono chiusi negli ospizi e i gli oggetti inutili gettati via con la loro vita segreta, se i surgelati anestetizzano le papille gustative e le madri non odorano più di dado ma di crema anticellulite e profumo francese. I dissidenti sono pochi, e terribilmente fragili: Angelo, strano miscuglio di cherubino e demonio; Margherita con il suo cuore ballerino; il nonno Socrate, e tutti quelli che ancora sanno che il cemento è troppo duro per cullare i sogni, troppo scabro e freddo per accogliere fantasmi e fantasie, Bambine di polvere e germogli d’amore. Per questo ci vogliono prati e rovine, terra soffice e boschi dove è ancora possibile essere bambini, pensare che le biciclette possano innamorarsi, vedere spettri e fate e credere che la forza del denaro sia niente in confronto a quella dell’amore e della fantasia. Irresistibile racconto d’avventure che si fa mescolanza di generi (il thriller, la ghost-story, il romanzo sentimentale): è sotto la superficie glassata e sfavillante che si nasconde l’anima di Margherita Dolcevita: un nucleo amaro di delusione e rabbia, il livido “j’accuse” contro quell’arido “coso con due gambe” che è diventato l’uomo e in cui è nauseante riconoscersi anche solo alla lontana.

Carla Arduini  (10-06-2005)

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