Il filo conduttore di tutto il romanzo Chi è Lou Sciortino? sono i barbecue di Toni, parrucchiere per donna e strenue organizzatore di party in giardino, che con i suoi insulti urlati contro la moglie Cettina, e le sue camicie preferite, quelle indiane con il collo “moscio”, rimane l’unico vero protagonista di un romanzo altrimenti corale e circolare, comico quasi a sfiorare il grottesco, a tratti fin troppo volutamente kitsch, che tra ammazzatine con fucili a pompa o vecchie balestre, pasta di mandorle e gin-tonic, boss, attrici e registi di dubbia fama dipana una trama complicatissima ma ben costruita tra Catania e Los Angeles.
Cappellani scrive in modo da immergere chi legge interamente e con tutti i cinque sensi nelle sue pagine: lo fa ricorrendo all’utilizzo, di verghiana memoria, dello stile indiretto libero, tanto che, anche quando non si è in presenza di dialoghi, si avverte il perdurare di un unico continuo enorme dialogo portato avanti da un narratore onnisciente, ma non estraneo e distaccato dalla realtà che descrive. Solo in alcuni passi il ricorso a questo stile penalizza il flusso narrativo costringendo il lettore a fare un doppio lavoro di traduzione: dal siciliano stretto (con l’aiuto di un glossario finale) all’italiano, e dall’italiano di nuovo al parlare “mascherato” (in codice) tipico della mafia siciliana.
Gli ingredienti che ridicolizzano i mafiosi e fanno sorridere ci sono, il ritmo narrativo è sostenuto, da gangster movie, non stupisce quindi che i diritti di questa commedia-nera siano già stati comprati da 12 paesi (in America dalla Farrar, Straus & Giroux, in l’Inghilterra dalla Picador, in Francia dalle Editions Metailie), e non stupirà nemmeno un ritorno di Lou Sciortino in libreria, dal momento che, arrivati all’ultima pagina del libro, il personaggio di cui meno sappiamo resta proprio lui.
Benedetta Ferrucci
(05-06-2005)
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Le storie non finiscono mai, forse, ma c'è un momento in cui diventano altre. Di altri. E quello è il momento in cui ci si può fermare. E si può raccontarle.]