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Bruno Vespa è il miglior esempio di adattamento della specie giornalistica al nuovo 'ambiente Italia'. È l'Affidabile per ogni potere. 'Format Vespa' è il metro perfetto di una cultura nazionale pigra e furba cui destra e sinistra rendono omaggio. Per questo, narrando di lui e intorno a lui, emerge inevitabilmente una radiografia dei rapporti fra potere e informazione, con le 'memorie', quasi le 'confessioni', di un mestiere e dei suoi protagonisti contemporanei. E anche qualche accenno di una Storia un po' più grande di quella di chi la racconta a fumetti.
Fenomenologia di Bruno Vespa: Fenomenologia e basta
C’è, dentro “Porta a Porta”, un paganesimo cattolico. Le forme sono quelle di santa romana chiesa, come i paramenti e l’altare. Ma si celebrano messe non a satana, dio ne guardi, ma a spiritelli e divinità molto mondani, assolutamente confusi e avvinghiati con la vita dei mortali.
Nono. Non ci troviamo davanti al solito libercolo caustico e di parte, a quell’ironia spicciola che cerca invano di ricalcare i fasti della splendida Ironia che fu, e che irrideva perché conosceva.
Fenomenologia di Bruno Vespa è innanzitutto un bel libro, uno di quelli da somministrare con cura e pazienza ai tanti studenti di Scienze della Comunicazione che popolano il nostro Paese, giacchè trattasi proprio di un testo che parla di cultura, di sapere e di come oggi si è arrivati a comunicarlo. Forse Bruno Vespa c’entra anche poco, o meglio… e’ un tramite, il prodotto ideale di un fenomeno ben più capillare e cruciale e, come tale, è estremamente adatto a rappresentarlo e ad esemplificarlo.
Mino Fuccillo, anch’egli giornalista, traccia un ritratto tanto vero quanto impietoso della medietà italiana, del suo adagiarsi e adeguarsi a una cultura che oserei definire consulenziale, fruibile, aperta sul mondo ma estremamente disattenta alle di lui cause e alle sue future sorti. Oggi, insomma, il sapere è centellinato, zuccherato, semplificato, ridotto a dispense nelle università e a siparietti televisivi, a telegiornali patinati e a carta stampata irrimediabilmente relativista. Soprattutto, c’è una pericolosa e faziosa (faziosa perché mascherata da dissidente, senza distinzioni politiche) critica a tutto ciò che è difficile da conquistare, colto nel senso di “coltivato”, attento, specializzato e guai a parlare di “semplificazioni”! La semplificazione è oggi la veste buonista della mercificazione, e le salite sono riservate soltanto a pochi reduci, peraltro malvisti.
In tutto ciò, Bruno Vespa non è altro che il migliore giornalista sulla piazza, colui che meglio esercita il mestiere che gli viene chiesto di esercitare: fare informazione pronta all’uso, ridotta ai minimi termini, dispensata con oculatezza e doti istrioniche, un po’ di tutto a poco, un occhio alla gente e una mano al potere (in ogni caso Fuccillo sostiene come la “faziosità” sia forse la caratteristica meno importante del fenomeno-Vespa). Un libro da leggere, insomma. Se non altro per assumersi le proprie, piccole responsabilità circa l’arte del comunicare e quella del recepire. Quanto davvero approfondiamo? Quanto ne sappiamo? Quanto ne vogliamo sapere?...
Martina Montauti
(05-06-2005)
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Il libro mascherato
La consapevolezza dell'esistenza di altri stili di vita mette a disagio, dal momento che rappresenta una sfida alla modalità quotidianamente accettata e praticata senza porsi domande né dubbi.
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