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La Toscana dei misteri
La Toscana dei misteri. Leggende e curiosità su castelli e borghi toscani
Luigi Pruneti 
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Antologia, Italia 2004
300 pp.
Prezzo di copertina € 18,50
Editore: Le Lettere , 2004
ISBN 88-7166-852-9


Le Lettere

Un itinerario geografico attraverso le credenze, le leggende, i miti e le superstizioni del territorio toscano. Rocche, castelli e fortezze ci introducono in un mondo di fantasmi e folletti, santi, diavoli, briganti e pirati. La storia dell’Omo Selvatico, la Caccia Infernale che fu, poi, dipinta da Botticelli, il castello del Rotaio, la villa infestata di Gruffieto sono solo alcuni esempi di questo vasto repertorio folkloristico. A questi si aggiungono i personaggi storici che hanno veramente visitato queste terre e la cui vicenda è stata alterata dalla voce popolare: Dante, San Francesco, il brigante Tiburzi, Ariosto, Ghino di Tacco, Giovanni dalle Bande Nere. E poi ancora storie di tesori; il tesoro dei Longobardi a Fucecchio,il tesoro difeso da soldati fantasma nella Fortezza della Brunella, il tesoro di Rommell. Storie di faide e di vendette, di battaglie (come quella di Campaldino cui partecipò lo stesso Dante o come quella di San Romano, dipinta da Paolo Uccello) e di assedi. Un viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta di un patrimonio seducente e misterioso.

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La Toscana dei misteri: La storia popolare non raccontata

E’ la scoperta dell’altra faccia, il velario scompare e si manifestano le latebre delle segrete, ove i conci bigi narrano di orrori lontani.

C’è una storia che, in gran parte, resta non narrata. E’ la storia non ufficiale, quella della gente comune che solo la contemporanea storiografia francese ha contribuito a fare uscire dall’ombra. Un mondo di pareri, credenze, valori che solo i residui del racconto e della superstizione popolare ci possono aiutare a ricostruire. Questo vale soprattutto per l’Italia.
La Toscana raccontata da Prunetti non è più, solo ed esclusivamente, quella di Boccaccio, Dante o, più recentemente, di Fucini e Pratolini. Questi autori, però, spesso sono lo spunto per guardare nelle vene di un mondo invisibile. E ne emerge un patrimonio folklorico che non ha nulla da invidiare a quello di paesi molto celebri sotto questo punto di vista (l’Irlanda di William Butler Yeats, per esempio). Come a dire che anche noi abbiamo i nostri folletti, vampiri, lupi mannari, case infestate, i nostri fiori del male e le nostre storie del mistero. Così questo viaggio di Prunetti, dettagliatissimo e di piacevole lettura, diventa un percorso a due direzioni, nel tempo e nello spazio e una disamina su come la mentalità popolare assorba, mastichi e sputi gli avvenimenti storici per farne exempla a proprio uso e consumo. Prunetti utilizza fonti storiche e figurative e si concentra, soprattutto, su castelli e borghi medievali, luoghi che da tempo attraggono l’immaginario collettivo. Molto spesso la linea di demarcazione fra invenzione e realtà diventa una sfumatura di scarsa rilevanza. Nel suo ruminare, la cultura popolare si serve di ciò che ha, di personaggi storici e di personaggi inventati, senza alcun riguardo per l’attendibilità. Ne emergono un pensiero, una serie di valori, una catena di paure e desideri che sono la descrizione dettagliata dell’uomo toscano ma, più per esteso, dell’uomo in generale. E l’occhio dell’autore è sempre molto attento ai raffronti con il circostante panorama europeo.
Difatti, la sensazione che il libro a volte sembra dare è che, al di là dei confini geografici, ci sia qualcosa di ancestrale che accomuna tutte le storie del mistero, qualcosa che va al di sopra delle contingenze e che, anzi, delle contingenze si fa forte per definirsi: l’uomo e la sua rielaborazione del tempo.
Così abbiamo Dante trasformato in fantasma, soldati morti in guerra che proteggono misteriose fortezze, case senza proprietari che diventano infestate, antichi delitti che diventano maledizioni eterne, famiglie decadute che parlano attraverso i loro fantasmi e le loro fantasie.
Oltre questa prospettiva, il libro resta, dunque, anche una bellissima raccolta di aneddoti divertenti, curiosi, intriganti, una enorme glossa ad altri libri che hanno fatto la storia della nostra letteratura, una guida turistica insolita ed erudita. Fatto ancor più particolare è aver svolto un lavoro di questo genere per un’area geografica che già possiede una sua letteratura ufficiale e nella quale, quindi, è più difficile divincolarsi dai legami della Storia con la “s” maiuscola.
Prunetti lo fa lanciando una serie di tracce disseminate nel libro quasi come un glossario, una piccola enciclopedia da utilizzare a seconda delle esigenze del lettore.
Come a voler lasciare una chiave per aprire milioni di porte…


Nicola Manuppelli  (28-05-2005)

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