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Indagine sullo Smemorato di Collegno
Indagine sullo Smemorato di Collegno
Milo Julini  Paolo Berruti  Maurizio Celia  Massimo Centini 
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Storico, Italia 2004
270 pp.
Prezzo di copertina € 14,50
Editore: Ananke , 2004
ISBN 88-7325-066-1


Ananke

Torino, 10 marzo 1926. Un uomo sospetto sta uscendo in gran fretta dal cimitero israelitico con un’urna di bronzo nascosta sotto al cappotto. Bloccato dal custode del cimitero, l’uomo viene portato in questura. Qui dichiara di essere vittima di un’amnesia e viene ricoverato all’Ospedale psichiatrico. Nelle settimane seguenti, si moltiplicano le segnalazioni di scomparsi che sembrano in qualche modo somigliare allo Smemorato, ma nessuna realmente convincente. Finché non si fa avanti la famiglia Canella di Verona, che sembra riconoscere in lui il professor Giulio Canella, dato per disperso in guerra. E’ solo l’inizio di un caso di cronaca giudiziaria che ha monopolizzato i giornali per molti anni...

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Indagine sullo Smemorato di Collegno: “Mio marito è proprio lei”!

“E’ quello lì mio marito!”. Lo Smemorato, calmo, dichiara con freddezza: “Signora, io non la conosco. Mia moglie è un’altra.” Il suo tono è tanto freddo che Rosa Negro gli risponde dandogli del lei: “Mio marito è proprio lei”.

Quattro film, uno sceneggiato televisivo, alcune commedie teatrali, decine di saggi, centinaia di articoli giornalistici e un posto fisso nella memoria collettiva del Paese: ecco il retaggio di un caso di cronaca complesso e controverso, a metà tra rosa e nera, che non può non appassionare chi si trova ad occuparsene. Erano in verità alcuni anni che la vicenda del cosiddetto Smemorato di Collegno non veniva rievocata, e giunge quindi a proposito il volume di Julini, Berruti, Celia e Centini, che ne ripercorre passo passo i momenti più importanti, fornendo soprattutto a chi non ha mai sentito parlare della vicenda un’utilissima bussola di navigazione. Nel 1926, uno sbandato viene arrestato a Torino: in preda ad un’amnesia vera o simulata, l’uomo non sa dire nulla della sua identità. Dopo qualche tempo, anche grazie ad un annuncio pubblicato sull’allora seguitissima “Domenica del Corriere”, iniziarono a farsi avanti famiglie che rivendicavano il ‘possesso’ dello Smemorato, attribuendogli questa o quella identità. Tra la folla di mitomani fanno eccezione i Canella, una famiglia alto-borghese di Verona che crede di riconoscere nell’uomo un loro congiunto disperso in guerra. Dopo una lunga e discutibile procedura di riconoscimento, lo Smemorato (ri)diventa Giulio Canella, e inizia una nuova vita a fianco di una moglie che giura di aver ritrovato il marito creduto perduto. Una favola a lieto fine? Sembrerebbe di sì, senonchè ad un certo punto viene fuori che lo Smemorato sarebbe un truffatore di nome Mario Brunieri, sposato con figli e convivente more uxorio con una prostituta, al corrente della simulazione. Lui nega, la famiglia Canella grida alla persecuzione, e si va in tribunale. Leggendo il libro ripercorrerete l’intricato (ma univoco nei giudizi) iter giudiziario del caso di un uomo conteso da due mogli e sospeso tra due identità, due vite, due mondi e vi dividerete tra innocentisti e colpevolisti come gli italiani di quasi un secolo fa.

David Frati  (27-05-2005)

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