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Tina Modotti fotografa irregolare
Tina Modotti fotografa irregolare
Elisa Paltrinieri 
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Arte, Italia 2004
136 pp.
Prezzo di copertina € 13
Editore: Selene , 2004
ISBN 88-86267-82-7


Con numerose foto in bianco e nero
comitatotinamodotti.it
Selene


La vita e la carriera artistica di una delle artiste italiane più misconosciute del ‘900, attrice prima, fotografa e militante politica poi. Dall’infanzia povera a Udine all’emigrazione in America al Messico rivoluzionario, la parabola di un’artista sensibile e passionale.

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Tina Modotti fotografa irregolare: Memoria della passione, passione della memoria

(...) Il problema della vita ostacola il mio problema dell’arte.

Assunta Adelaide Luigia Modotti era una bella ragazza italiana, una di quelle donne dallo sguardo fiero di lupo e dal carattere forte che popolano il bacino del mediterraneo e i pensieri degli uomini più avveduti. Nata ad Udine nel 1896, a 10 anni già lavorava in una fabbrica tessile. Ci rimase fino al 1913, anno nel quale fu costretta dalla povertà ad emigrare negli Stati Uniti. Un anno in un setificio, tre da sarta: il destino di Tina sembrava segnato, uguale a quello di milioni di anonimi emigranti, di operai, contadini, artigiani, vittime del sistema capitalistico in genere, ma una serie di fortunate coincidenze portarono Tina ad interessarsi di arte e teatro e a sposare un pittore di livello sociale più elevato. E’ l’inizio di una serie di intricate e drammatiche vicende sentimentali (Tina perse un marito e un compagno nel giro di pochi anni, per vaiolo e morte violenta) che porteranno la Modotti a Città del Messico, nel pieno di un grande fermento culturale e rivoluzionario. Là per 7 anni Tina Modotti, a fianco del grande fotografo Edward Weston, cercò e trovò il suo linguaggio fotografico, una originale e passionale fusione di impegno politico, simbolismo e più marginalmente realismo. Davanti all’obbiettivo della Modotti, i volti intensi e bruciati dal sole del popolo messicano perdono qualsiasi retaggio folcloristico per diventare monumenti della rivoluzione, manifesti politici viventi. Coerentemente (forse troppo) con la sua fede politica, Tina Modotti abbandona presto l’arte per dedicarsi a tempo pieno all’impegno politico: “Non posso risolvere il problema della mia vita perdendomi nel problema dell’arte”, scrisse. Le strade della politica la portarono in Europa durante la Guerra civile spagnola, a Mosca, a Berlino, dove morì pare per infarto nel 1942. Non tramontò mai il sole sulla sua vita e sulla sua opera in America Latina, mentre in Europa – e cosa ancor più grave in Italia - sulla sua memoria scese il silenzio, forse per il dilagante moralismo che non avrebbe mai potuto accettare la celebrazione del talento e delle idee di una donna libera, trasgressiva (fecero scalpore le sue pose di nudo per Weston) e inserita nel grande filone della cultura laica. L’oblio finì quando nella primavera del 1971 a Udine, città natale di Tina Modotti, venne organizzata una serata di poesia e musica spagnola in onore dei reduci friulani della guerra civile spagnola. Alla serata, promossa dal Circolo culturale Elio Mauro, intervenne anche il senatore Vittorio Vidali, il mitico Comandate Carlo J. Contreras del Quinto Reggimento spagnolo, che fu compagno di Tina Modotti negli anni delle lotte politiche dal 1930 al 1942. Vidali testimoniò la storia meravigliosa di questa donna e infine lasciò fra le mani di Riccardo Toffoletti, che coordinava l'iniziativa, una piccola pubblicazione in lingua spagnola, stampata in Messico nel marzo del 1942 per ricordare la Modotti a due mesi dalla sua scomparsa, avvenuta il 5 gennaio 1942. Da quel piccolo libricino è partita la riscoperta di Tina Modotti, che ebbe una sua prima significativa tappa nel marzo del 1973, quando venne inaugurata a Udine l'esposizione delle opere dell'artista italiana e venne presentato il libro Tina Modotti, garibaldina e artista, in assoluto la prima iniziativa dopo trent'anni di silenzio. Il libro di Elisa Paltrinieri dà conto di tutta questa grande avventura di passione e di memoria in modo sintetico ma esauriente, dando il suo contributo piccolo forse ma significativo alla riscoperta di un’artista di rara sensibilità e di una figura di donna moderna, libera, grintosa, viva.

David Frati  (27-05-2005)

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