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Parole che ridono
Parole che ridono
AA.VV. 
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Saggio, Italia 2004
200 pp.
Prezzo di copertina € 13
Curatore: Cesare Bermani
Editore: Odradek , 2004
ISBN 88-869-7345-4


Odradek

Una raccolta di 6 interventi alla giornata di studi su “Ernesto Ragazzoni poeta d’Orta” svoltasi il 3 dicembre 2000 presso l’Hotel San Rocco di Orta San Giulio con l’aggiunta di altri 5 saggi sull’argomento. In appendice, 7 articoli di Ernesto Ragazzoni e una bibliografia critica.

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Parole che ridono: Il dimenticato

“Qui giace Ernesto Ragazzoni D’Orta
nacque l’otto gennaio mille ed otto-
centosettanta” e sotto, questo motto:
“D’esser stato vivo non gli importa”.


Fra tanti personaggi di grande importanza nella storia della letteratura italiana finiti nel dimenticatoio per i motivi più diversi (boicottaggio dell’establishment editoriale, biografie tormentate e quant’altro) un posto di riguardo lo merita Ernesto Ragazzoni, il “Petrolini subalpino”, polemista, umorista, poeta, fulminante epigrammista. Malgrado l’alone di ‘culto’ che hanno contribuito a creare attorno alla figura di Ragazzoni alcuni recenti recuperi delle sue poesie e prose, compresa la giornata di studi all’origine del libro curato da Cesare Bermani, ‘impreziosita’ dalla partecipazione di personaggi magari non autorevolissimi nel campo della critica letteraria ma decisivi in quanto a visibilità mediatica (uno tra tutti, David Riondino, da sempre grande ammiratore dell’umorismo surreale di Ragazzoni) lo scrittore novarese rimane sconosciuto ai più. Non ha certo giovato la scelta di Ragazzoni di operare sistematicamente una sorta di svalutazione della propria opera, riservata per principio alla sola oralità (“Le mie invisibilissime pagine”, volatili per definizione e per vocazione, ebbe a definire lo stesso Ragazzoni i suoi scritti in un articolo del 1919), una scelta solo in parte ritrattata da un parzialissimo salvataggio ‘per uso interno’, esteso a ‘un ristrettissimo mondo coltissimo di intellettuali e buongustai’ e comunque sempre mediato da un’oralità improvvisata a partire da brevi canovacci, accenni, appunti. D’altronde il Ragazzoni poeta era anche il Ragazzoni giornalista che, inviato dal quotidiano “La Stampa” al seguito delle truppe italiane in Tripolitania, spediva cartoline agli amici anziché corrispondenze dal fronte, suscitando l’ira del suo direttore. La vocazione alla ‘non scrittura’ (paradossale in uno scrittore) rischia quindi concretamente di condannare all’oblio uno spirito caustico ma sensibile, una penna originalissima, un personaggio seminale nella letteratura e nel costume italiano dei primi del ‘900, che ha lasciato tracce (e proseliti, per non dire imitatori) molto profonde che vale la pena di ripercorrere a ritroso fino alla fonte. Iniziando magari da questo interessante volume.

David Frati  (21-05-2005)

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