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Urla dal balcone - Lettere. Volume primo (1959-1969)
Urla dal balcone - Lettere. Volume primo (1959-1969)
Charles Bukowski 
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Epistolare, Stati Uniti 1993
230 pp.
Prezzo di copertina € 14
Traduzione: Martina Testa Cristian Raimo
Editore: Minimum Fax , 2000
ISBN 88-87765-01-4


Minimum Fax

Dieci anni delle lettere di Bukowski agli amici, agli editori, ai redattori e ai biografi che offrono uno spaccato molto articolato e complesso dell'uomo, dello scrittore, del sognatore.

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Urla dal balcone: Posta per tutti, le lettere del Buk

Certifico la mia esistenza in vita. Sono vivo e bevo birra.

E' un'altra faccia, l'ennesima di uno scrittore per niente lineare, quella che emerge dalle lettere che Bukowski inviava di volta in volta ai numerosi volti del suo inner circle. Prese in gruppo, danno forma anche ad una sorta di catalogo delle idee sulla scrittura ("Ma la scrittura, ovviamente, come il matrimonio, le nevicate o le gomme delle macchine, non dura per sempre. Capita che ti addormenti mercoledì notte che sei uno scrittore, e ti svegli giovedì mattina che sei tutt'altro. O magari vai a letto mercoledì che sei un idraulico, e ti svegli giovedì che sei uno scrittore. Questo è il genere di scrittori migliore che ci sia"), sulla poesia ("Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle. Siamo realistici: ogni volta che diciamo buongiorno a qualcuno senza intendere davvero augurargli una buona giornata, siamo un po' meno vivi") e sullo stile ("Per ottenere un buono stile bisogna innanzitutto essere privi di pretenziosità, e ciò che è pretenzioso cambia di anno in anno di giorno in giorno di minuto in minuto. Dobbiamo stare molto attenti. Un uomo non diventa vecchio perché si avvicina alla morte; un uomo diventa vecchio perché non riesce più a distinguere il buono dal falso. Ok, basta discorsi retorici"). Altrove è difficile trovare un Bukowski altrettanto teorico ed idealista, ma quello che sorprende è scoprirlo attentissimo a schivare i luoghi comuni e le banalità anche nei rapporti epistolari d'uso quotidiano. Infatti non si lascia trascinare dalle polemiche, dall'euforia e dalle follie di quegli anni bollenti e irrisolti (dal 1959 al 1969) e sembra quasi profetico quando scrive: "Non abbiamo bisogno di abbattere un bel niente. E' tempo che cominciamo a raccogliere quello che resta, e a conservarlo con cura". Un Bukowski sincero, umanissimo e persino accorato, come quando scrive a John William Corrington, il 27 maggio 1962: "Noi andiamo avanti con le nostre piccole poesie, e aspettiamo". Una specie di autobiografia spedita al mondo intero.

Marco Denti  (21-05-2005)

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