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Jimmy the Kid. Come ti rapisco il pupo
Jimmy the Kid
Donald E. Westlake 
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Thriller, Stati Uniti 1974
217 pp.
Prezzo di copertina € 16,50
Traduzione: Laura Grimaldi
Editore: Pendragon , 2004
ISBN 88-8342-300-3


Pendragon

Finito in prigione, perché in auto gli è stato trovato un armamentario completo da scasso, Andy Kelp legge il libro di Richard Stark "Hanno rapito Bobby" e inizia progettare un clamoroso piano. Applicare il libro alla realtà e realizzare il rapimento perfetto, senza violenza e con la prospettiva di guadagnare un mucchio di soldi. Prima, però deve spiegarlo agli altri componenti del gruppo; la dolce May, il ladro d’auto Stan March, la madre di Stan, che ora fa la tassista e soprattutto lo scorbutico Dortmunder. Kelp riesce a convincere tutti. Il colpo si fa. I Cinque si travestono con delle maschere da Topolino e rapiscono il bambino. Ma Jimmy non è la propriamente classica vittima predestinata uscita da un romanzo e le cose iniziano a complicarsi…

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Jimmy the Kid: Come il pupo ci ha messi nel sacco

Ve l’immaginate la banda del libro che si siede col rapito a guardare La moglie di Frankenstein?

Decidere di voler affrontare un autore come Donald Westlake è come decidere di volersi prendere un grande, enorme mal di testa. Perché è un autore che fa impazzire lettori, bibliografi, critici coi i suoi più di cento romanzi e tutti i suoi pseudonimi che lo rendono una sorta di Pessoa del giallo. L’uso di nomi alternativi è tipico da parte degli autori pulp o di crime-stories (basti pensare a Ed McBain/Evan Hunter o a Stephen King/Richard Bachman), ma nel caso di Westlake è quasi una questione di DNA. Per dare un idea, questa è la lista, fin qui nota, dei nomi da lui utilizzati in carriera: Donald Westlake, Alan Marshall, Edwin West, Curt Clark, John B. Allen, Sheldon Lord, Samuel Holt, Morgan J. Cunningham, Timothy J. Culver, Tucker Coe, Richard Stark. E non basta questo. Ad ogni nome Westlake fa corrispondere un determinato stile di scrittura, precise caratteristiche e progetti di libri in serie. Come Richard Stark ha scritto la serie Parker e la serie Grofield. Come Tucker Coe la serie Mitch Tobin. Come Westlake la serie Dortmunder. E’ come aggirarsi in un mare magnum o cercare di decodificare il codice di una cassaforte. Tutti i generi, come in Lansdale, vengono toccati: il thriller, la fantascienza (Anarchaos, 1960, firmato Curt Clark), il western (Gangway, 1973), il romanzo politico (Ex Officio, 1970, firmato Timothy J. Culver), la farsa comica (Two Much), l’avventura (Kahawa), la biografia (Elizabeth Taylor, 1961, firmato John B. Allen), la satira apocalittica (Humans, 1962).
In molti di questi generi Westlake è stato un innovatore. Ha creato i romanzi duri e nerissimi di Parker, dando una svolta al modo di concepire quel tipo di storie. Ha seguito la strada delle caper novels stile Giungla d'asfalto creando una figura chiave come quella di Grofield, mezzo attore e mezzo ladro. E infine ha ridicolizzato proprio quest’ultimo genere, con la saga de I Cinque, dando il via al thriller umoristico. Il mal di testa si fa ancora più forte se si considera che, in un romanzo come questo Jimmy the Kid, i protagonisti prendono spunto da un libro di Richard Stark, cioè uno degli pseudonimi dell’autore, e così, in un sol colpo, abbiamo due registri: quello di Stark e quello di Westlake. Non solo. I criminali vengono filmati e viene realizzato un film. E allora, sempre nel romanzo, interviene lo stesso Richard Stark ad accusare di plagio i Cinque.
Si comincia a desiderare un’aspirina quando ci si inizia a chiedere se il romanzo di Stark "Hanno rapito Bobby" esista o meno. Westlake è un autore che spesso si trova nelle bancarelle di libri usati. Ho provato a cercare ma non l’ho trovato. Su Internet alcuni affermano l’esistenza del libro e altri no. Insomma, un thriller nel thriller.
D’altronde Westlake è un autore che, in Hot Rock, riesce a far rubare e riperdere per sei volte di fila la stessa pietra preziosa ai Cinque.
Queste figure di ladri, poi, sono esilaranti. La serie, ideata negli anni settanta, parte dall’idea di rappresentare dei criminali ormai inadatti al mondo che sta cambiando. Westlake fa del romanzo criminale quello che Ariosto fa del romanzo cavalleresco: lo svuota di significato e ci ride su.
Così, oltre all’ironia, al puro umorismo (Dortmund colpito da una borsa lanciata dal cavalcavia, la madre di March che discute col padre del bambino rapito sulla qualità dei taxi, i litigi fra Kelp e lo stesso Dortmund), abbiamo anche dei rapidi flash sulla New York anni settanta, dopo le guerre e le proteste e i movimenti. Sono solo lampi, scorci improvvisi ma significativi.
Ecco: forse manca a Westlake un affondo più netto, un taglio sociale più marcato, una corposità maggiore. Ma tutti i veri rivoluzionari basano la loro azione sul moto; le radici spetteranno ad altri. Però Westlake sbriciola la struttura e, oggi, il thriller moderno gli è infinitamente debitore.


Nicola Manuppelli  (07-05-2005)

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