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Memoria delle mie puttane tristi
Memoria de mis putas tristes
Gabriel Garcýa MÓrquez 
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Romanzo, Colombia 2004
142 pp.
Prezzo di copertina € 14
Traduzione: Angelo Morino
Editore: Mondadori , 2005
ISBN 80-04-54475-9


Mondadori

Un anziano eccentrico giornalista, appassionato di musica classica e letteratura, solitario e puttaniere, legato indissolubilmente al passato ma ancora carico di entusiasmo nei confronti della vita, decide, il giorno del suo novantesimo compleanno, di regalarsi una notte d’amore con una adolescente vergine. Ed affrontando i dubbi, le paure ma anche le “tristi certezze” che gli impone la veneranda età racconta delle sue emozioni e di un nuovo amore. Svelando vizi e pensieri, sogni ed acciacchi racconta anche di una vita intera passata tra le mura della casa coloniale di famiglia e la redazione del giornale locale, delle donne mai amate con cui ha appagato il desiderio, delle vicende che si sono srotolate lungo quasi un secolo.

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Memoria delle mie puttane tristi: Un vecchio “felice e sconosciuto”

Non ho bisogno di dirlo, perché lo si nota a leghe di distanza: sono brutto, timido e anacronistico. Ma a forza di non volerlo essere sono riuscito a fingere tutto il contrario. Fino a questo giorno presente, in cui decido di raccontarmi come sono per mia stessa e libera volontà, anche solo per sgravarmi la coscienza.

Sono trascorsi dieci anni dall’ultimo romanzo di Gabriel García Màrquez e sembra di ritrovare il “Gabo” dei primi racconti e romanzi brevi, che hanno tracciato le basi di Cent'anni di solitudine e de L'amore ai tempi del colera. Come Nessuno scrive al colonnello, Foglie morte, L'autunno del patriarca per l’epopea della stirpe condannata a cent’anni di solitudine, Memoria delle mie puttane tristi è una miniatura, più che la bozza, di quello che sarebbe potuto essere un altro capolavoro del Nobel colombiano. O forse lo è davvero, visto che Màrquez non sta bene da molto tempo, e negli ultimi dieci anni ha pubblicato un racconto giovanile e diverse raccolte di articoli ed appunti ma nulla di nuovo, e questo nuovo libro a non pochi ha dato l’impressione di una forzatura editoriale. Potrebbe essere qualcosa di ‘scritto attorno’ a L’amore ai tempi del colera, ma cosa importa?

Resta il fatto che, più fedele a se stesso che mai, con uno stile che è difficile descrivere poiché è soltanto il suo, con un libro che forse ha scritto da poco forse vent’anni fa, Màrquez torna al suo genere prediletto, quello del romanzo breve, in forma smagliante. Lo fa rendendo omaggio allo scrittore giapponese Yasunari Kawabata con la citazione de La casa delle belle addormentate, lo fa citando e parafrasando velatamente Jorge Louis Borges. Lo fa toccando l’anima e l’erotismo più morboso contemporaneamente.

Lo fa tracciando con poche, decise e precise pennellate un personaggio pieno di carattere ed una storia piena di altre storie appena accennate e subito abbandonate per seguire, nel racconto, un vecchio ancora pieno di desideri che ci fa guardare alle cose della vita senza fasi pudori, pronto a sovvertire abitudini e opinioni forse con un certo cinismo ma “senza perdere la tenerezza”.



Simonetta Degasperi  (30-04-2005)

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