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Klagenfurt 3021
Klagenfurt 3021
Valerio Morucci 
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Spionaggio, Italia 2005
289 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Fahrenheit 451 , 2005
ISBN 88-86095-57-0


Fahrenheit 451

In un bar di Roma Matteo Mancini vede uno sconosciuto dall’aspetto slavo, forse un polacco, che osserva altri due sconosciuti che stanno parlando fitto tra di loro, sfogliando una copia del Sole 24 Ore. Quando si avvia a riprendere la sua Vespa, c’è qualcuno lì accanto che sta trafficando su una Lancia Dedra targata Torino, e poi si avvicina il polacco. Matteo Mancini non sa neppure di che cosa sia stato testimone ma, quando vede sul giornale la foto di un uomo che è morto a Milano in un incidente d’auto, riconosce in lui uno dei due uomini d’affari che aveva visto nel bar- e da questo momento sa di essere in pericolo. Anche perché, con l’intento di saperne di più sul caso in cui si è involontariamente cacciato, scopre dei traffici illeciti d’armi…

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Klagenfurt 3021: Una spy story italiana

Sul giornale del mattino trovarono in prima pagina la notizia del rinvenimento di un cadavere nei sotterranei di San Cristoforo. Ma il cadavere non era del russo cui aveva sparato Matteo. Era di un ex carabiniere del battaglione paracadutisti Tuscania, veterano delle spedizioni in Libano e in Somalia, promosso maresciallo per meriti sul campo e congedatosi dall'arma proprio un mese prima.

Klagenfurt 3021 è dedicato a Magnus Pym, ‘la spia perfetta’ di John Le Carré- dedica perfetta per un romanzo di spionaggio alquanto insolito nella panoramica della letteratura di genere italiana. L’autore è Valerio Morucci, l’uomo che la stampa- sempre in cerca di etichette che fissino l’attenzione dei lettori- aveva soprannominato “il postino” del caso Moro. Adesso, dopo aver scontato quindici anni di carcere, Valerio Morucci lavora nel campo dell’informatica e ha pubblicato, quasi in contemporanea con questo romanzo, il libro La peggio gioventù, una rivisitazione personale che non fa sconti a nessuno, lucida e molto sofferta, degli anni di piombo. Ha molto dell’autore, il personaggio principale di Klagenfurt 3021, anche se questa non è la sua storia. Sappiamo a poco a poco che Matteo Mancini è stato un brigatista, che ha passato quindici anni in carcere, e, più avanti nella vicenda e giustamente calibrati, ci saranno dei flashback di episodi del passato, richiamati alla memoria da una ferita di striscio nel braccio e dalla necessità di consultare un medico, oppure dall’incontro con un amico conosciuto nella prigione di Nuoro: ritornano alla mente azioni e pensieri e ripensamenti e letture e legami di un tempo passato che ormai è “una terra straniera”. Possiamo indovinare anni di abitudine nell’attenzione che Matteo ha per i dettagli, il suo osservare tutto perché, una volta, la vita sua o di altri, la riuscita o il fallimento di un’impresa potevano dipendere dal trascurare qualcosa. E così un colpo d’occhio è sufficiente per abbozzare una fisionomia, per vedere un’arma nascosta, ma anche per descrivere un ambiente, sia esso l’interno di un locale o il fregio di un palazzo storico. Matteo Mancini è un personaggio che ha uno spessore ed esce dagli stereotipi, ed altrettanto convincenti sono le persone con cui si relaziona- la donna con cui vive, divisa tra il desiderio di condividere con lui tutto di questa avventura in cui si è trovato per caso, e quello di una vita tranquilla che seppellisca il passato una volta per tutte; gli amici di un tempo, a Roma, e quelli con cui riallaccia i contatti a Genova- bello questo legame di fedeltà e lealtà reciproca che viene da un percorso fatto insieme di errori e di espiazione. E poi ci sono riferimenti a letture, a film, a pezzi di musica- con una trama intrigante e movimentata che collega la mafia russa con i servizi segreti francesi e le industrie italiane e gli aiuti- in fornitura di armi- al terzo mondo, con un qualche intervento salvifico pure del Vaticano.

Marilia Piccone  (30-04-2005)

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