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Il grande sogno
Great Dream of Heaven
Sam Shepard 
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Racconti, Stati Uniti 2002
150 pp.
Prezzo di copertina € 13,50
Traduzione: Andrea Buzzi
Editore: Feltrinelli , 2005
ISBN 88-07-01674-5


Feltrinelli

Un pugno di racconti che sono piccoli road movie per raccontare l'alienazione, la natura e la confusione nel grande sogno dei tempi moderni.

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Il grande sogno: The road to nowhere, attraverso il nulla con Sam Shepard

La verità è che comunque io preferisco starmene a casa. Di avventurarsi fuori non vale proprio la pena. Affari in giro non ce ne sono più. Ormai si sono fatti furbi.

Da sceneggiatore, Sam Shepard ha sempre avuto il senso del dettaglio, della misura, del momento, in una parola, del racconto. Con una differenza minima ma sostanziale rispetto a pseudoscrittori e narratori dell'ultimo minuto: un distacco che è nello stesso tempo partecipazione, dentro e fuori, come se stesse offrendo un quadro della situazione, prima della storia e dei suoi personaggi. E' un modo di vedere, prima che di raccontare. Essendo anche un rock'n'roll fan, non gli sfugge il senso di un ritmo sincopato e di una certa circolarità dei suoi racconti, come se fossero blues rivisti da Keith Richards o vecchie ballate cantate da Bob Dylan. In realtà, poi, i racconti de Il grande sogno sono (quasi tutti) piccoli road movie attraverso un'America in sedicesimi, dove quella wilderness e quella natura che ormai non comprendiamo nemmeno più rientrano con forza e, in almeno un caso, con una certa prepotenza. E' il caso del falco che la protagonista di L'occhio, in viaggio con le ceneri della madre che "riposano in un'urna di ceramica vedere scuro sul sedile accanto a lei", trova, ferito, sulla sua highway. Un incontro che è, insieme, un'autocitazione per Sam Shepard (viene naturale ricordare La luna del falco) e una specie di metafora del filo invisibile che lega i racconti de Il grande Sogno. I protagonisti sembrano persi (dice uno di loro: "Non so in che città mi trovo. Non importa. Non so in che città andrò. Non penso a niente") e basta un segno, un simbolo e, appunto, un animale per toccare con mano la loro alienazione (che, in fondo, è anche un po' la nostra).

Marco Denti  (02-04-2005)

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