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La mosca dalle gambe lunghe
The Long-Legged Fly
James Sallis 
blank
Noir, Stati Uniti 1992
220 pp.
Prezzo di copertina € 15
Traduzione: Luca Conti
Editore: Giano , 2005
ISBN 88-7420-039-0


Giano

Sullo sfondo di New Orleans e della Louisiana, Lew Griffin è un detective a cui ne succedono di tutti i colori, ma che non rinuncia a cercare di capire i tortuosi meandri in cui si è infilata la sua vita.

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La mosca dalle gambe lunghe: Louisiana Rain

I casi sono due. O non riusciamo a vivere che nelle relazioni, oppure ci convinciamo che sia così pur di portarle avanti. Continuiamo non solo a cercare di sopravvivere, ma a cercare di trovare delle ragioni, una è l'amore, per poterci ingannare di nuovo e dire che è solo questione di sopravvivenza.

"Sono le storie che ci fanno tirare avanti. E non fanno male a nessuno" dice ad un certo punto di La Mosca Dalle Gambe Lunghe, Lew Griffin. Verissimo, ma nella lunga corsa su e giù tra New Orleans e il bayou, è proprio lui il protagonista attorno a cui si sviluppa l'atmosfera di ombre e luci di questo straordinario romanzo. E' un noir solo nei contorni, nei paesaggi, nell'umidità della Big Easy e negli ambienti che frequenta. Nel suo intimo nocciolo, La Mosca Dalle Gambe Lunghe è una lunga cavalcata esistenziale in cui Lew Griffin di volta in volta si ritrova sorpreso davanti alle evoluzioni della vita, ai suoi misteri, al succedersi degli eventi: "Strano come resti così poco delle nostre vite, quando iniziano a liquefarsi, quando hanno ormai iniziato a farsi storia. Una manciata di fatti, di movimenti di conflitti: è tutto quel che un osservatore esterno riesce a vedere. Un guscio vuoto". A lui, all'inizio del romanzo è un investigatore privato e prima della fine ha cambiato altri due o tre lavori, succede un po' di tutto a costellare una caduta nei bassifondi dell'esistenza non meno che in quelli di New Orleans. Gli capita di bere oltre le sue possibilità, di affrontare nemici che non ha la minima probabilità di vincere e a cui non può sfuggire, di finire prima in ospedale e poi in manicomio, uno sprofondare verso il nulla che gli fa chiedere, ad un certo punto: "Può essere che tutti quanti ci portiamo dentro il germe di questa lunga caduta? O forse è un qualcosa che noi stessi ci costruiamo, col passare del tempo, allo stesso incosapevole modo in cui ci costruiamo un volto, una vita, le storie cui viviamo accanto, quelle che ci lasciano continuare a vivere". Gli capita anche di scoprire l'amore e di lasciarselo alle spalle, ma senza prendersela troppo perché Lew Griffin è il perfetto loser, capace di filosofeggiare anche nel buio più profondo: "Insomma, conclusi infine, non è che ci fosse questa gran differenza col modo in cui tutti quanti abborracciamo la nostra vita, a spizzichi e bocconi, qua il frammento di un libro, là il titolo o i versi di una canzone, brandelli di persone che abbiamo conosciuto, spezzoni di film dei quali noi stessi ci immaginiamo protagonisti per poi passare a un altro film e a un altro ancora, improvvisando un giorno dopo l'altro per tutti quegli anni che chiamiamo la nostra vita". Un grande personaggio e un ottimo libro.

Marco Denti  (25-03-2005)

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