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Vermont
Vermont
David Mamet 
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Viaggi, Stati Uniti 2004
125 pp.
Prezzo di copertina € 11,50
Traduzione: Stefano Valenti
Editore: Feltrinelli , 2004
ISBN 88-7108-196-X


Feltrinelli

Una ricostruzione fedele e appassionata della vita nella provincia americana.

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Vermont: America di ieri, Americhe di oggi

Noi americani proviamo piacere nell'ingannare noi stessi. Sembriamo, infatti, insistere su questa linea nella politica estera e in quella fiscale, nei codici stradali, nell'istruzione, nella politica, facendo ripetutamente confusione tra pubblicità e promesse.

David Mamet, uno dei più caustici sceneggiatori americani (è suo tra l'altro Americani, un film che sui risvolti crudeli dell'economia di mercato spiega più di due o tre corsi di laurea), racconta, con il semplice ausilio di qualche fotografia in bianco e nero, l'ambiente naturale, umano e politico del Vermont, uno dei territori più rootsy degli Stati Uniti. Un luogo ideale in cui il tempo sembra avere preso una curva più larga e più lunga rispetto alla vita delle metropoli. Nel Vermont alcuni dettagli, non insignificanti, sembrano disegnare il contorno di un mondo fiero di resistere, aggrappato alla propria identità e alle sue radici. Prima che geografica, è una differenza di visioni, di approccio e di consuetudine: "La vita moderna, basata sulla statistica, premia l'abilità di saper scegliere, tra tre o quattro risposte alternative, quella considerata giusta. La vera intelligenza, invece, l'intelligenza che si avvicina alla saggezza, consiste nell'abilità di formulare la domanda". Certo, poi ci sono le differenze e le distanze: una wilderness in gran parte incontaminata, rapporti umani più vicini e più stretti (ma non per questo più facili), terra, pietre e legna al posto di cemento, acciaio e petrolio o in una felice frase di David Mamet che racchiude un po' tutto il senso del Vermont (sia il luogo sia il libro), "qualcosa in più da sottrarre all'industria. Qualcosa in meno da desiderare". Con Vermont, David Mamet recupera un certo rapporto con la natura, con i ritmi di villaggi dove il senso comunitario è ancora fortissimo, dove le stagioni hanno ancora un senso al di là del semplice fatto meteorologico perché "ci sono emozioni che tutti percepiamo ma che non riusciamo a definire (...) Non si tratta di un meccanismo cosciente; è ciò che sopravvive della parte primordiale, sconosciuta e potente della vita. Allo stesso modo c'è un mistero in tutto ciò che è impalpabile. Affiora con evidenza al momento della nascita e della morte, ma è sempre presente, con regolarità, in modo intermittente; è qualcosa che sta oltre la nostra consapevolezza, ed è diverso da tutto ciò che conosciamo". Un manuale per capire il senso delle radici e anche di un'America in gran parte sconosciuta.

Marco Denti  (21-03-2005)

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